La risposta di Frajese sugli insulti di Bassetti ▷ “L’ordine non c’è, e sta per arrivare il premio”

Le dichiarazioni di Matteo Bassetti sono tornate a riaccendere il dibattito pubblico sul tema dei vaccini e del linguaggio utilizzato nel confronto sanitario. In particolare, le parole rivolte a chi non si vaccina — definiti “stupidi” e invitati ad “arrangiarsi” in caso di malattia — hanno sollevato interrogativi che vanno oltre il merito scientifico. Ai microfoni di Un Giorno Speciale, Fabio Duranti e l’endocrinologo Vanni Frajese hanno analizzato il significato e le conseguenze di un simile approccio, interrogandosi sui profili etici, deontologici e istituzionali di un dibattito che, a distanza di anni dall’emergenza, continua a produrre divisioni profonde nel Paese.

“Quattro quinti degli italiani sono stupidi”

Duranti non usa giri di parole: “Un signore si permette di andare sui giornali e dire che siccome non ci siamo vaccinati siamo stupidi”. Il riferimento è alle frasi attribuite a Bassetti, secondo cui chi non si vaccina “si arrangi” se si ammala. Un’affermazione che per il conduttore supera ogni soglia di rispetto pubblico: “Come puoi insultare un numero enorme di persone e dire loro: se stai male, arrangiati?”. Non censura, precisa Duranti, ma dignità: “Cose che tempo fa non sarebbero passate, non per divieti, ma per rispetto delle persone”.

Deontologia medica e silenzio degli ordini

La domanda centrale viene rivolta a Frajese in quanto medico: “Da medico non ti aspetti un procedimento dell’Ordine?”. Il docente di endocrinologia è netto: “Ovviamente no, a livello etico una cosa del genere non c’entra nulla”. Ma aggiunge un passaggio chiave: “Sappiamo benissimo che gli ordini medici si muovono solo con chi dà fastidio in direzione opposta”. In altre parole, due pesi e due misure, dove chi si allinea resta intoccabile e chi dissente viene colpito.

Ricerca, pubblicazioni e sistema truccato

Frajese allarga il discorso al sistema accademico-scientifico, parlando di “fabbriche di articoli scientifici” e di meccanismi che gonfiano artificialmente l’impact factor. “Ottanta pubblicazioni in un anno non sono umanamente possibili”, osserva, descrivendo un modello in cui “alcune persone si prendono il nome” mentre altri lavorano. Un sistema che, sottolinea, incide direttamente sull’assegnazione dei fondi per la ricerca, rendendo la scienza meno libera e più dipendente da reti di potere.

Insulti, potere e continuità politica

Nelle parole di Frajese emerge il nodo politico. L’endocrinologo ricorda come Bassetti sia stato inserito in strutture che decidono l’erogazione dei fondi, definendo questa scelta “il senso logico e reale del Paese oggi”. Il governo è cambiato, ammette, “per alcune cose per fortuna”, ma su altre “si procede ancora nella stessa direzione”. Per Duranti il quadro è chiaro: quando l’insulto diventa impunito, la discriminazione diventa metodo e il sistema si autoalimenta. Non è più uno scivolone individuale, ma una regola non scritta che colpisce milioni di cittadini senza che nessuno, formalmente, intervenga.