Le parole contano, soprattutto quando diventano insulti legittimati. Ai microfoni di Un Giorno Speciale, Fabio Duranti e Antonio Maria Rinaldi tornano sul caso delle dichiarazioni di Matteo Bassetti rivolte a chi ha liberamente scelto di non vaccinarsi contro l’influenza, rilanciando una questione che va oltre il singolo episodio: la trasformazione dell’offesa verso chi non si vaccina in un fatto normale, tollerato, istituzionalmente innocuo. Un clima che, secondo entrambi, non è più figlio dell’emergenza ma di una scelta precisa.
Il doppio standard dell’indignazione
Duranti apre con un paragone che ritiene emblematico: “Una ragazza finlandese, Miss Finlandia, perde il titolo per un gesto senza alcuna finalità offensiva”, mentre nello spazio pubblico italiano “c’è chi può dire tranquillamente che chi non si vaccina è stupido”. Il nodo, per il conduttore, è il doppio standard: gesti interpretati come offesa vengono sanzionati, mentre insulti diretti a milioni di cittadini passano senza conseguenze. “Ma che ha offeso? Mica ha detto che quelli così sono scemi”, osserva, prima di ribaltare la questione: “Qui invece c’è gente che insulta apertamente e nessuno dice niente”.
Insulto e discriminazione come sistema
Il punto, chiarisce Duranti, non è entrare nel merito scientifico: “Non ce ne frega nulla di entrare nel merito”. Il problema è un altro: “Io mi trovo sui giornali e nelle televisioni pubbliche persone che insultano e discriminano i cittadini gratuitamente”. Un clima che, a suo giudizio, ha superato il livello dell’emergenza e si è trasformato in metodo. “Nel momento di follia puoi anche capire l’errore. Ma a distanza di tempo continuare così è inaccettabile”. Da qui l’appello a una ribellione civile, fatta di atti formali: “Subissiamo di richieste gli ordini, le authority e il governo: qualcuno deve fermare questi insulti”.
Ignorarli o fermarli
Antonio Maria Rinaldi introduce una distinzione strategica. “Questa gente andrebbe ignorata”, sostiene, leggendo le nuove uscite come un tentativo di “tornare a galla” dopo una sovraesposizione mediatica passata. Ma Duranti replica con un punto decisivo: “Nel frattempo queste persone continuano ad avere posti apicali negli ospedali pubblici, mentre altri vengono radiati”. Una dinamica che, per lui, configura un crimine civile: “Radiare medici che sanno fare il loro mestiere è un crimine verso loro stessi e verso i pazienti”. Ignorare, dunque, non basta quando il potere resta intatto.
Diritti sospesi e memoria corta
Rinaldi allarga lo sguardo al periodo pandemico, parlando di “sospensione dell’ABC della democrazia”. Racconta l’esperienza diretta di altri Paesi europei, dalla Svizzera alla Svezia, dove “la vita andava avanti normalmente”, in contrasto con l’Italia dei divieti estremi: “L’elicottero sul lungomare di Pescara per inseguire una persona che prendeva aria”. Duranti rilancia: “Ci dicevano di non andare a trovare i parenti se non si erano fatti un farmaco che non fermava i contagi, e loro lo sapevano”. Il problema, conclude, è che “ancora oggi questa gente insulta”, senza che nessuna authority intervenga. “Perché alcuni non possono essere offesi e altri sì?”. Una domanda che, a distanza di anni, resta senza risposta.










