Esplosione alla centrale idroelettrica di Suviana ▷ “Ecco cosa succede con tutta questa burocrazia”

Intorno alle 15.00 della giornata di ieri c’è stata un’esplosione in una centrale idroelettrica nei pressi del bacino di Suviana, in provincia di Bologna. L’incidente sarebbe avvenuto a causa di un incendio verificatosi a 30 metri di profondità, nell’area turbine, causando 3 morti e almeno 5 feriti gravi. Non sembrano esserci ancora notizie dei dispersi: le operazioni di ricerca dei vigili del fuoco sono lunghe e complesse. L’incendio è avvenuto al piano -8, mentre al piano inferiore, il nono, si è poi verificato un importante allagamento che ha sommerso i locali. Motivo per cui le ricerche dei dispersi fanno fatica ad andare avanti.

Giorgia Meloni ha espresso solidarietà in un post su X: “Un ringraziamento ai Vigili del Fuoco prontamente intervenuti, ai soccorritori e a quanti stanno lavorando in queste ore nella ricerca dei dispersi“.
Nell’attesa di capire cosa sia effettivamente successo, si riaccende il dibattito sulle morti sul lavoro che aveva occupato le pagine dei giornali solo pochi mesi fa per l’incidente in un cantiere di Firenze. Per Carlotta Chiaraluce non è ancora il momento di scadere in polemiche politiche.

Ogni volta – dice Chiaraluce da Borgonovo – che c’è un fatto grave bisognerebbe aspettare di vedere cosa è successo, prima di dare colpe o demonizzare le società e quant’altro. Però è chiaro che nel 2024 abbiamo ancora persone che cascano dalle impalcature. Probabilmente ci vuole maggiore sicurezza, investire su questo, aiutare anche magari le aziende in degli incentivi a che fanno anche delle tutele maggiori anche nei confronti dei controlli, maggiori anche nei confronti dei lavoratori”.

Il problema principale che colpisce il Paese in casi tragici come questo, secondo Stefano Valdegamberi, consigliere regionale del Veneto, è la considerazione della burocrazia e della formalità, nei controlli e nella manutenzione, ma anche poi alla reazione della politica.
Noi interpretiamo in questo paese, come sempre, non solo in questo caso, le cose come formalismo, formalità.
Noi abbiamo fatto molte formalità, tanta burocrazia. C’è poca cultura e anche attenzione: dobbiamo cambiare il modo di fare le cose, passare dal formalismo alla sostanza. Si vede la sicurezza come un ‘mi tolgo le responsabilità perché ho fatto le formalità’.
‘Se sbaglio una formalità pago’, ma nella sostanza poi non c’è una maturazione, una consapevolezza ancora ben diffusa soprattutto dai lavoratori che certi comportamenti sono rischi anche tra gli imprenditori
“.

Il mio invito – conclude Valdegamberi – è passare più dalla burocrazia ai fatti. Se c’è un evento, aumentiamo la burocrazia, facendo poi costi inutili per le aziende e risultati scarsi dal punto di vista del pratico. Passare da un aspetto burocratico a quello culturale della sicurezza è la sfida più importante che dobbiamo intraprendere“.