La storia che ha per protagonista Pietro La Grassa, tecnico di farmacia del Pio Albergo Trivulzio e rappresentante sindacale della Cgil, testimonia come il covid non sia l’unica causa dei mali che avvolgono il nostro Paese.

L’operaio, che detiene 31 anni di anzianità tutti trascorsi all’interno della Rsa milanese, ha ricevuto oggi una lettera di sospensione di un mese dal servizio. Il provvedimento gli è pervenuto subito dopo la pubblicazione su “Il Fatto Quotidiano” di un articolo di Gad Lerner che riportava dichiarazioni del sindacalista in merito al “clima di terrore” instauratosi nel polo geriatrico.

In altre occasioni La Grassa aveva denunciato episodi controversi accaduto all’interno della Baggina. Ma mai come in occasione del covid, come ha riportato lui stesso ai microfoni di Stefano Molinari e Luigia Luciani, è stato trattato così: “E’ come vivere in un lager, se sbagli, paghi”.

Ecco la testimonianza di Pietro La Grassa a Lavori in Corso.

“A una dipendente hanno contestato la mascherina mentre mangiava”

“Ci hanno mandato tutti sotto consiglio perché dicevano che noi non utilizzavamo le mascherine, cose assurde. Addirittura a una dipendente hanno contestato che mentre mangiava non aveva la mascherina. Mi vergogno di lavorare in un’azienda che scrive queste cose”.

“Dopo la mia denuncia è iniziata la guerra”

“Io lavoro lì da 30 anni. Per me il Trivulzio è quello che mi ha dato da mangiare e mi ha cresciuto professionalmente. Non era denuncia per scandalo, ma per cercare di non commettere errori che erano già successi.

Dopo questa esperienza tanta gente si tirerà indietro e cercherà di non dire mai la verità e di esporsi. Io non credevo a una guerra del genere. Non è il primo scandalo che faccio. Ho sempre fatto le denunce che dovevano essere fatte. Ma non sono mai stato trattato così.

Io chiesi all’inizio di dotare tutti di mascherine visto quello che stava succedendo a livello nazionale. Ma proprio perché abbiamo a che fare con ospiti dagli 80 anni in su”.

“E’ come vivere in un lager”

“Io dico che loro non ricoverano più per paura di ulteriori denunce. Noi abbiamo le strutture adattate e il personale ha le capacità per gestire l’emergenza.

Ringrazio a Dio che sono stato sospeso. La situazione al Trivulzio è veramente pesante per tutti. E’ come vivere in un lager, se sbagli paghi. Ti stanno col fiato sul collo”.

E la politica?

Ho scritto a tutti. Ho chiesto aiuto a quelli della mia parte, al Comune di Milano e al sindaco Sala ma non è intervenuto. Volevano visibilità e si sono eclissati perché tra un anno ci sono le elezioni. Quando ho scritto a quelli di destra, a Gallera e a Fontana, l’unica risposta che ho avuto è che mi avrebbero querelato perché ho fatto scoppiare lo scandalo”.


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