La Svezia nell’occhio del ciclone. Più del dibattito, che della seconda ondata di coronavirus che attanaglia l’Europa e i giornali.
Fin dall’inizio il modello svedese ha suscitato curiosità e ammirazione, ma ora si pone al centro delle critiche per un presunto rialzo dei contagi nelle ultime ore. Rialzo in seguito al quale il capo epidemiologo svedese Anders Tegnell sarebbe tornato sui suoi passi riguardo l’adozione di una strategia più soft rispetto alle altre nazioni europee contro l’epidemia.

Verità tutt’altro che appurata sulla quale Fabio Duranti e Marco Guidi (editorialista del Messaggero) hanno dibattuto a ‘Un Giorno Speciale’.
Al centro del fuoco della discussione il presunto pentimento di Tegnell “che invece resta della sua posizione“, dice Duranti, ma anche l’intervista sulle nostre frequenze della psichiatra Martina D’Orazio: una testimone diretta degli avvenimenti svedesi che a Fabio Duranti e Francesco Vergovich aveva raccontato come il governo svedese si sia mantenuto ben lontano da tesi negazioniste, ma abbia sempre prediletto il primato della Costituzione a norme che prevedono la cessione di quote di libertà personale.
Il tutto connesso ad una protezione delle fasce più deboli della popolazione; una strategia che avrebbe dato i suoi frutti in questi mesi classificando la Svezia ben sotto ad altre nazioni sul tasso di mortalità, ma ad oggi contestata dai quotidiani nazionali italiani – come riporta Marco Guidi – che gli oppongono un aumento repentino dei contagi.

Il dato complessivo però sarebbe tutt’altro che cambiato, dice Fabio Duranti contrapponendosi a Guidi: nonostante i contagi delle ultime ore, il dato nel lungo periodo sulla curva e sulla mortalità svedese resta ampiamente sotto quello italiano.
Una dissonanza tra statistiche sul breve e sul lungo periodo insomma, nonché sulla credibilità della stampa su cui si è discusso in diretta.

Ecco il dibattito tra Fabio Duranti e Marco Guidi.


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