La premessa è che non bisogna mai, MAI abbassare l’asticella sulla questione del razzismo. Oltre che premessa, per noi è anche un dogma. Come se, poi, ci fosse bisogno di precisarlo. 

Ciò detto, siccome la questione è estremamente seria, non si può correre il rischio di scadere nella seriosita, ossia di confondere le mancanze di rispetto e le discriminazioni autentiche con dei semplici riferimenti, oggettivi o addirittura celebrativi, che vedono protagonisti individui di pelle nera. In questo caso, neri di successo: è ovvio che stiamo accennando alla ormai celeberrima, per qualcuno anzi famigerata prima pagina del Corriere dello Sport odierna. Grandi protagonisti di pelle nera, Lukaku e Smalling, per un venerdì sera calcisticamente da leccarsi i baffi. “Black friday”, la trovata del titolista. 

Evitabile? Porsi questa domanda vorrebbe dire già discriminare circa le intenzioni del quotidiano: una sorta di paradosso involontariamente grottesco. Discutiamo circa l’efficacia del titolo, perché quello è lecito e restituisce a una scelta giornalistica la sua dimensione originaria, giudicabile a seconda dei gusti dei lettori. Se nella scelta di due protagonisti di pelle nera come “cartolina” di un big match si vuol vedere una discriminazione, questa è nell’occhio di chi in quella prima pagina vede due neri prima che due fuoriclasse. Noi, stavolta, ci vediamo due fuoriclasse. 

L’efficacia della lotta al razzismo passa anche attraverso l’evitamento della dispersione di energie e attenzioni su temi risibili, o addirittura ridicoli. Questo casino fa gioco ai razzisti, per essere più chiari.

Combattiamo le discriminazioni nelle scuole, in ogni altro luogo della cosiddetta società civile: solo così disinnescheremo il retropensiero di chi trova automatico vedere del marcio in una scelta grafica e fotografica. Poi andiamo ad applaudire Smalling e Lukaku come faremmo con Lukaku e Dzeko, o con Dzeko e Lautaro.

È razzista anche chi pretende di individuare a botta sicura il razzista che suppone nell’altro. 

Paolo Marcacci

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