Un’ora e mezzo per passare dalla speranza al naufragio. I migranti della Roma vanno alla deriva di fronte al Napoli, partita brutta, deludente, scialba, povera, non so quali altri aggettivi utilizzare per una squadra che non è più tale, che ha smarrito cuore e testa, che ha cancellato allenatori e dirigenti ma non i propri limiti, di carattere e di gioco.

Il Napoli fa la sua bella figura, imponendo un calcio non necessariamente spettacolare ma agevolato da un avversario pronto alla resa. Napoli intelligente, saggio nella circolazione di palla, perfido nella conclusione, senza le euforie della belle epoque di Sarri ma che punta al sodo che, nello specifico, significa il secondo posto. La Roma è una scialuppa che non vede rive di approdo, cambiando l’ordine degli allenatori non è cambiato il prodotto, la squadra non è reattiva, Ranieri vale Di Francesco non certo per esperienza ma per risultato del lavoro.

Dopo tre turni il film è sempre lo stesso e l’eventuale rientro in ditta di Di Francesco non avrebbe significato perchè, in caso contrario, c’è del marcio non in Danimarca ma a Trigoria. A Ranieri non era riuscito il salvataggio del Fulham, adesso sta vivendo la stessa sofferenza con la vecchia fiamma che sembra quella di un moccolo di candela. Inutile infierire, anche e soprattutto i calciatori debbono assumersi le responsabilità da contratto. Non servono ritiri punitivi, non servono comunicati.

Serve capire chi fa chi e chi fa cosa. E finora molti hanno giocato con il nome della Roma, della sua storia, della sua dignità. Non è nemmeno il caso di registrare ancora una volta al disgusto di James Pallotta e dei suoi fiancheggiatori. Roma non ha presente e non vede il futuro. Il passato non conta, soprattutto quando si è provveduto a macchiarlo con dichiarazioni arroganti e volgari. E il peggio, forse, deve ancora arrivare.

Tony Damascelli

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