Ucraina, Obama avverte Putin: «Se salta l’accordo armi letali a Kiev»

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Hanno presentato un fronte unito, impegnato nella ricerca di «una soluzione diplomatica». Ma tutti sanno che fra Angela Merkel e Barack Obama si è introdotto un cuneo di dissenso, una differenza che può apparire minima ma che davanti alla terribile crisi ucraina può avere conseguenze enormi. E la differenza si trova in due brevi frasi che i leader hanno pronunciato nella conferenza stampa a metà del summit bilaterale di ieri. Obama ha detto di essere certo che «la prospettiva di una soluzione militare a questo problema è molto bassa». Subito dopo Merkel ha dichiarato: «Ho sempre detto che non vedo una soluzione militare a questo conflitto». I due leader hanno ribadito «l’unità di intenti», ma Obama ha lasciato la porta aperta alla soluzione che Merkel chiaramente non vuole: se le trattative dovessero fallire, il presidente prenderebbe in considerazione l’invio di armi di difesa letali.
LE DIFFERENZE NELLA UE

L’ipotesi è vista con allarme dalla maggioranza dei Paesi europei. Il nostro ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ad esempio, ieri ha reagito riconoscendo che «se il negoziato non producesse risultati, si imporrà una riflessione», ma ha anche aggiunto che «dentro questa riflessione non c’è dal nostro punto di vista la variabile dell’invio di armi». Altri Paesi, più esposti alle possibile mire russe – come la Polonia o i Paesi baltici – hanno posizioni molto diverse, e premono perché Obama abbandoni le posizioni attendiste.
PROTEGGERE L’EUROPA

Angela Merkel ha ribadito di condividere con Obama la certezza che se non «si protegge l’inviolabilità del territorio, non si può avere la pace». Ma ha anche insistito che proprio per «proteggere l’ordine pacifico dell’Europa» è necessario fare un altro tentativo diplomatico. Ha però cautamente aggiunto «non posso garantire che avrò successo», lasciando aperta la possibilità di nuove sanzioni contro la Russia. Obama dal canto suo ha voluto sottolineare con forza che gli Stati Uniti «non vogliono una Russia indebolita o accerchiata». A conferma di ciò ha ricordato come nel suo primo mandato avesse dato il benvenuto a una «Russia prospera, fiduciosa, vibrante». «Sfortunatamente – ha lamentato – la Russia ha compiuto delle scelte strategiche cattive», e la comunità internazionale ha dovuto «imporle un costo». Il guaio è che il costo, nonostante sia stato pesante e stia rallentando l’economia russa, non è stato sufficiente a «dissuadere» Putin dalle sue mire sull’Ucraina. Lo scopo di un ipotetico invio di armi – ha chiarito Obama – non sarebbe quello (chiaramente irreale) di mettere l’Ucraina nella possibilità di sconfiggere l’immenso esercito russo, ma di alzare il costo che la Russia deve pagare per l’aggressione allo Stato confinante.
LA REAZIONE DI MOSCA

Le parole di Obama, e quelle di Merkel, sono state accolte gelidamente a Mosca, dove il portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov, ha condannato l’idea che si possa imporre un ultimatum al presidente.

Il Messaggero