Statali, dimezzati permessi sindacali e distacchi Parte la riforma Pa

Giuramento_Marianna_Madia

Per la metà dei sindacalisti della Pa in distacco o in permesso dall’ufficio è il momento di tornare al lavoro: il ministro Marianna Madia ha firmato la circolare che riduce del 50% le prerogative sindacali nelle pubbliche amministrazioni dando di fatto il via ad uno dei pilastri, anticipato dal Messaggero, della riforma della burocrazia italiana. Così nel giro di una settimana i sindacati dovranno comunicare alle amministrazioni dello Stato i nominativi dei loro dirigenti interessati dalla revoca. La misura interesserà circa mille persone e dovrebbe produrre, secondo le stime della ragioneria del Tesoro, un risparmio di 10,2 milioni di euro. Non certo una cifra clamorosa, ma comunque un segno in tempo di spending review imperante. Il ministero della Pa, non a caso, ha parlato di misura «finalizzata alla razionalizzazione ed alla riduzione della spesa pubblica». Nella circolare, il ministro ha spiegato che «il rientro nelle amministrazioni dei dirigenti sindacali avverrà nel rispetto del contratto collettivo nazionale quadro sulle prerogative sindacali, nonché delle altre disposizioni di tutela». Del taglio, che scatterà il 1 Settembre, sono escluse le rappresentanze sindacali unitarie. Quanto alle garanzie, la circolare spiega che «il dipendente o dirigente che riprende servizio al termine del distacco o dell’aspettativa sindacale può, a domanda, essere trasferito, con precedenza rispetto agli altri richiedenti, in altra sede della propria amministrazione quando dimostri di aver svolto attività sindacale e di aver avuto il domicilio nell’ultimo anno nella sede richiesta ovvero in altra amministrazione anche di diverso comparto della stessa sede». Inoltre il lavoratore, viene specificato, «è ricollocato nel sistema classificatorio del personale presso l’amministrazione, ovvero nella qualifica dirigenziale di provenienza, fatte salve le anzianità maturate e conserva, se più favorevole, il trattamento economico all’atto del trasferimento mediante attribuzione “ad personam” della differenza con il trattamento economico previsto per la qualifica del nuovo ruolo di appartenenza, fino al riassorbimento a seguito dei futuri miglioramenti economici». La circolare sottolinea anche che chi torna al lavoro «non può essere discriminato per l’attività svolta quale dirigente sindacale né può essere assegnato ad attività che facciano sorgere conflitti di interesse con la stessa».
LE REAZIONI

La riforma, insomma, è stata congegnata in maniera tale da non penalizzare i sindacalisti di ritorno dal distacco o dal permesso. Un elemento che non ha però evitato alcune critiche. «Basta demagogia, ci aspettiamo piuttosto che il governo sblocchi i salari degli statali fermi da 7 anni» ha tuonato il leader della Cisl Raffaele Bonanni. Mentre il segretario aggiunto della Uil Carmelo Barbagallo ha osservato che «il rientro dei distaccati comporterà un aumento dei costi per le casse pubbliche, perchè occorrerà pagare a questi dipendenti anche il salario accessorio, i buoni pasto e la produttività». 

Il Messaggero