«Santi due uomini coraggiosi»

PAPA

Eccole le divisioni temute da Stalin, quando il dittatore sovietico si arrovellava per capire su cosa poggiasse il potere della Chiesa, chiedendo e richiedendo: «Ma quante divisioni ha il Papa?» Dall’alto del colonnato ne potevi misurare l’entità, ed erano sterminate eppure ordinatissime, sapientemente distribuite nei primi settori della piazza. E poi man mano che lo sguardo si allontanava abbracciando l’orizzonte, le singole persone si andavano restringendo l’una all’altra, sempre più, quasi fondendosi, fino ad amalgamarsi in una distesa umana, colorata, variopinta, rutilante. Allegri nonostante la notte all’addiaccio, per molti di loro, sdraiati su un marciapiede, con una coperta termica addosso, o sotto un portico, o dentro qualche canonica o su un prato. 
MELTING POT
Brasiliani, francesi, ucraini, croati, americani, canadesi. Mescolati, per un giorno, in una sola identità di popolo. Polacchi soprattutto. Tanti. Una moltitudine. I pellegrini polacchi, per il Gran Giorno, sono arrivati con ogni genere di mezzo, persino in bicicletta, per festeggiare San Giovanni Paolo II, il quale per loro è come fosse un padre della Patria, al pari degli eroi storici che riposano al Wawel, il Castello di Cracovia. Gli riconoscono un ruolo fondamentale nella storia nazionale, per come ha saputo imporre a Varsavia (e a Mosca) la via pacifica della democrazia, senza che venisse versato una sola goccia di sangue. Erano tempi difficili, e ora sembrano lontanissimi. Un milione di pellegrini, meno dei tre preventivati inizialmente per la canonizzazione del secolo. Sempre un bel numero, includendo le «divisioni» dei pellegrini che si affollavano in piazza san Pietro, dilagando in tutta via della Conciliazione, fino a lambire i contorni di Castel Sant’angelo e le viuzze di Borgo, e tutti i nutriti gruppi di fedeli che le forze dell’ordine avevano via via dirottato nelle piazze storiche, davanti ai maxischermi, visto che in Vaticano già alle 7 del mattino non c’erano più posti in piedi. La città ha retto bene l’urto. Tutti i settori interessati – traffico, sicurezza, piano sanitario, volontari, Protezione Civile – si sono integrati lavorando a fianco della Gendarmeria vaticana, alla quale è stato dato il compito di fare da cinghia di trasmissione per tutte le informazioni sensibili, al fine di garantire il miglior risultato. E così, tolto qualche disagio inevitabile e contenuto, l’evento religioso dell’anno, il più massmediatico della storia (si calcolano 2 miliardi di persone collegate), è filato liscio come l’olio. Un po’ di calca alle transenne, qualche svenimento per la stanchezza, due bambini polacchi persi e poi ritrovati, diversi bagni chimici resi inutilizzabili dal troppo uso, maxischermi un po’ piccoli rispetto alla collocazione, tanto da essere definiti “minischermi”. 
MIRACOLI
Persino il tempo è stato collaborativo. Minacciava scrosci violenti di pioggia durante le ore mattutine, proprio a cavallo della cerimonia. Lo diceva il meteo. Invece il cielo nuvolo si è lasciato spazzare da un provvidenziale venticello freddo, che ha salvato dall’acqua i pellegrini. Sarebbe stato ovviamente un disastro, soprattutto per le migliaia di disabili che assistevano alla messa sulle carrozzelle, collocati nel primo settore a destra della piazza, di fianco all’area degli sponsor, praticamente dirimpetto a quello delle autorità. E infine il Cielo ha benedetto l’evento, a modo suo: uno sprazzo di luce è filtrato vigoroso dalla nuvolaglia, illuminando e riscaldando l’emiciclo berniniano, proprio nel momento in cui Papa Francesco terminava di pronunciare la formula latina: «beatos Ioannem XXIII et Ioannem Paulum II sanctos esse decernimus et definimus…», «dichiariamo e definiamo santi i beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II». 
Il fuori programma meteo ha animato il popolo di Twitter, dove si impennavano cinguettii esaltati: «Miracolo». «È merito dei santi e delle loro preghiere. Veglieranno su di noi». 
L’EMOZIONE DEI RICORDI
La cerimonia, al tempo stesso sobria e solenne, esattamente come la voleva Francesco, è andata avanti senza scossoni, seguendo un percorso liturgico alleggerito rispetto ad analoghi riti sotto il pontificato precedente. Al momento fatidico dell’iscrizione dei beati all’albo dei santi, dalla folla è partito un applauso, prima timido e poi più caloroso. Non le esplosioni di gioia incontenibile che salutarono la beatificazione di Wojtyla nel maggio del 2011, quando una gigantesca ola, accompagnata da un boato incredibile aveva messo in difficoltà persino le dirette tv a causa del gran chiasso attorno. Stavolta l’emozione dei ricordi sembrava avere il sopravvento sulla immediatezza, catturando così la gioia individuale in un battimani discreto.
APPLAUSOMETRO
L’applausometro – strumento rapido e spontaneo capace di captare gli umori della folla – si è messo in moto quattro volte. La prima quando sul sagrato è apparso Ratzinger, con indosso gli stessi paramenti liturgici di tutti gli altri cardinali, e lentamente è andato a sedersi in fondo, in una delle ultime sedie destinate agli emeriti; la seconda, quando Francesco ha proclamato i due santi; la terza, quando il presidente Napolitano, dirigendosi nel settore delle autorità, è andato a salutare il Papa emerito; la quarta al momento dell’abbraccio fraterno tra il pontefice in carica e quello in pensione. 
POKER
Totale Papi sul sagrato: quattro, due viventi e due defunti, simbolicamente presenti nei reliquiari d’argento contenenti pezzi ex corpore appartenuti a Roncalli e a Wojtyla. «Sono stati due uomini coraggiosi» ha detto di loro Papa Bergoglio, «non hanno avuto vergogna della carne di Cristo, non si sono scandalizzato di Lui, della sua croce, non hanno avuto vergogna della carne del fratello, perché in ogni persona sofferente vedevano Gesù». Coraggiosi ma anche buoni. «Hanno conosciuto le tragedie del XX secolo ma non ne sono stati sopraffatti. Più forte, in loro, era Dio, la fede, la misericordia». Molti, moltissimi pellegrini, soprattutto quelli che sono gli cresciuti con l’immagine del Papa polacco sotto agli occhi, si sono abbandonati al pianto. 

Il Messaggero