Renzi: «Lavoro su Alitalia» Ma non c’è nessun decreto

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La trattativa tra Alitalia ed Etihad sembra in stallo; ma quando vanno in stallo, gli aerei rischiano di cadere. Negli ambienti impegnati nei colloqui per l’ingresso della compagnia araba c’è preoccupazione, e martedì, a Roma, l’ad Gabriele Del Torchio riferirà ai consiglieri lo stato delle cose. Etihad ha in mano un’arma potente: se essa dovesse rinunciare e i conti di Alitalia – come si teme – non dovessero mostrare di aver imboccato in maniera netta la via del miglioramento, verrebbe messa in dubbio la continuità aziendale e l’ad dovrebbe trarne le conseguenze.

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha detto laconicamente: «Stiamo lavorando». Più loquace il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, che ha riferito: «Mi risulta che la risposta di Alitalia sia partita per Abu Dhabi», con le repliche alle osservazioni. «Forse – ha aggiunto – l’accordo tra Alitalia ed Etihad dà fastidio a molti», ripetendo un sospetto già espresso a Montecitorio giovedì, con un implicito riferimento ad Air France. «Se ci sarà l’accordo, come ci auguriamo, ci sarà un piano industriale di rilancio per Alitalia, che deve essere una grande compagnia internazionale, e misure a tutela dell’assetto occupazionale, perché se un’azienda chiude, di certo l’occupazione non si difende».

Ma sui quattro punti chiave della trattativa non si registrano passi avanti. I tagli al personale, richiesti da Etihad per rendere più snella Alitalia, vengono negati da Lupi e gli stessi sindacati sono tenuti all’oscuro. Le infrastrutture di sistema sembrano in alto mare: la volontà di accogliere alcune richieste, specie su Linate, ci sarebbe, ma non risulta che si stia lavorando a un testo di decreto. La ristrutturazione del debito delle banche – una cifra di alcune centinaia di milioni, ma variabile secondo il tipo degli strumenti finanziari utilizzati – sembra incagliata. Infine, i contenziosi legali ai quali Alitalia è esposta. La cifra complessiva (e teorica) è di circa 600 milioni. Le due partite principali riguardano, una Air One, verso cui l’Agenzia delle entrate ha sollevato eccezioni relative all’esterovestizione di alcune società basate in Irlanda (la richiesta iniziale era stata di 200 milioni). Sebbene si tratti di fatti precedenti al 2008, Alitalia è coinvolta quale acquirente di Air One. La vicenda nel dicembre scorso è stata chiusa con una transanzione del valore di 38 milioni; resta ancora da definire la ripartizione di tale cifra tra Alitalia e il vecchio proprietario di Air One, Carlo Toto. L’altra vicenda riguarda il fallimento della low cost siciliana WindJet, dopo 7 mesi di trattative con Alitalia, che sembrava interessata a rilevarla; ne seguì una richiesta di danni da 162 milioni. Partite aperte che potrebbero trovare una soluzione creando una bad company apposita. Ma non risulta che se ne stia discutendo.

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