Permesso Ztl a mille euro. A Roma esplode la rivolta che infiamma tutta l’Italia

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Il Codacons porta in tribunale i maxi-aumenti decisi per la Ztl (Zona a traffico limitato) decisi dal Comune di Roma. E rischia di dar vita ad un «effetto domino» nel Paese: se il prossimo 3 dicembre il Tar del Lazio dovesse accogliere l’istanza dell’associazione, un’ondata di ricorsi analoghi potrebbe scatenarsi nelle città di tutta Italia.

Per il momento, però, nella capitale restano in vigore le nuove tariffe. I giudici non hanno concesso la sospensiva che il Codacons aveva richiesto, fissando fra tre mesi l’udienza per il verdetto di merito. Solo allora si saprà se l’amministrazione di Ignazio Marino potrà confermare il piano di rincari sulla circolazione delle automobili. O se invece dovrà rinunciare a quasi 135 milioni di euro nel prossimo quinquennio: il provvedimento vale infatti almeno 27 milioni l’anno, già inseriti alla voce entrate nel bilancio 2014.

All’origine del contenzioso ci sono due differenti ricorsi. Uno avanzato da un privato cittadino, che chiedeva la possibilità di pagare l’abbonamento su base annuale e non quinquennale; l’altro, collettivo e organizzato in un secondo momento dal Codacons, che contestava proprio l’entità degli aumenti. Non dei semplici ritocchi, ma «rincari ingiustificati e illegittimi», secondo il parere del presidente dell’associazione dei consumatori Carlo Rienzi.

Il piano, varato dal Comune la scorsa primavera, era stato accompagnato da grandi proteste, in particolare da parte dei residenti, che hanno visto il prezzo degli abbonamenti più che decuplicato: per chi abita nel centro storico si è passati da 78 a 1016 euro per cinque anni per i veicoli fino ai 19 cavalli, da 94 a 1216 euro per quelli fino ai 23 cavalli e da 109 a 1416 euro oltre questa misura. Ancor più alto il «salasso» per i non residenti, per cui si arriva fino a 2mila euro (anziché 600) per una macchina di media cilindrata. Tanto che gli aumenti hanno determinato una netta contrazione degli abbonamenti stipulati: circa il 30% in meno, secondo le stime dei tecnici del Comune.

Il Tar, però, ieri ha confermato la sospensiva solo per il ricorso del privato cittadino, e solo «nei limiti di cui in motivazione per l’effetto» (dunque relativamente alla rateizzazione del pagamento). Quanto alle rivendicazioni del Codacons, che punta ad annullare interamente le delibere, tutto rinviato a dicembre. Ma l’associazione dei consumatori diffida comunque il Comune dall’applicare le nuove tariffe. «Il Tar vuole vederci chiaro prima di pronunciarsi definitivamente. Il sindaco farebbe meglio a sospendere di sua iniziativa gli aumenti, perché se i giudici dovessero darci ragione tutti i cittadini potranno poi rivalersi sull’amministrazione», spiega il Codacons.

A Roma, però, non hanno intenzione di fare marcia indietro. «Il piano ormai è stato deciso e le nuove tariffe ci sembrano ragionevoli», fanno sapere dall’assessorato ai trasporti e alla mobilità. «Per noi oggi non cambia nulla: la sospensiva al ricorso del privato cittadino era stata già recepita, alla signora e a tutti quelli che ne hanno avanzato richiesta abbiamo dato la possibilità di pagare su base annuale. Gli aumenti non sono in discussione». Almeno fino al 3 dicembre.

Questa data rappresenta uno spartiacque. In ballo non ci sono solo i 27 milioni di euro l’anno di entrate supplementari messe a bilancio dall’amministrazione capitolina, ma anche lo spettro di una pioggia di richieste di rimborso e di risarcimento per le spese legali. Che potrebbero poi addirittura trasferirsi su scala nazionale. «Il contenzioso sarebbe enorme», minaccia il Codacons. «Siamo convinti che i giudici non bocceranno gli aumenti», rispondono dal Comune. La parola finale al Tar.

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