Mafia e politica «Scorta a Marino» L’Anticorruzione in Campidoglio

IGNAZIO MARINO 1

«Resto in sella per questo mandato, e anche per il prossimo». Ma se l’ipotesi di commissariamento del Campidoglio per mafia sembra più lontana, la bicicletta, probabilmente, Ignazio Marino la dovrà lasciare in cantina per un po’. Resterà in sella, ma non sul sellino. Il primo effetto concreto sul sindaco di Roma dell’inchiesta Mafia Capitale si materializza, infatti, sotto forma di quella scorta che fino a ieri sembrava non necessaria per il chirurgo dem. «C’è un problema di protezione del sindaco – spiega il prefetto Giuseppe Pecoraro, salito ieri sul colle capitolino proprio per incontrarlo – In un momento così difficile e complesso dobbiamo garantire la sua sicurezza».
La decisione della Prefettura scaturisce da alcune intercettazioni in possesso degli investigatori romani, che conterrebbero esplicite minacce di morte nei confronti del primo cittadino. Il diretto interessato, però, non ha ancora deciso se accettare la protezione delle forze dell’ordine: «Ho detto al prefetto che voglio pensarci, dormirci su e riflettere con serietà». L’ultima parola spetterà a Rossana, la moglie. Ma la decisione sembra obbligata.
IL COMMISSARIO

Pecoraro intanto sta valutando il da farsi, sulla base delle oltre mille pagine di ordinanza d’arresto firmata dal Gip. «Stiamo leggendo le carte e nei prossimi giorni presenteremo le nostre valutazioni al ministro – dice il prefetto – Bisogna comunque tenere conto che siamo la Capitale e la nostra decisione, qualunque essa sia, riguarderà tutto il nostro Paese». Ma uno scioglimento dell’assemblea capitolina, a meno di ulteriori e clamorosi sviluppi dell’inchiesta giudiziaria, sembra al momento un’ipotesi lontana. E sono proprio i due rappresentanti istituzionali a far sapere ufficialmente che durante l’incontro di ieri pomeriggio non ne hanno parlato.
Tutto ciò mentre Marino incontra i consiglieri del Pd per «chiedere di serrare le fila», eleggere subito il nuovo presidente del consiglio comunale (la democrat Valeria Baglio) e dare «un segnale di forte discontinuità». L’appuntamento è per questa sera: alle 19 si riunisce l’assemblea capitolina, decapitata del presidente, il dimissionario Mirko Coratti, travolto da Mafia Capitale (insieme all’ex assessore Daniele Ozzimo e al consigliere regionale Eugenio Patanè, anch’essi indagati).
GLI APPALTI

L’inchiesta, che sta svelando intrecci tra politica e criminalità con metodi mafiosi, fa emergere dubbi sul sistema degli appalti pubblici del Comune di Roma. Ad accendere un faro sarà ora l’Anticorruzione: i tecnici dell’Authority esamineranno in controluce i bandi sospetti.
Ieri mattina l’inquilino del Campidoglio ha incontrato anche il presidente Raffaele Cantone, per chiedere «la verifica uno per uno di tutti gli appalti dubbi o opachi».
E Cantone si rende subito disponibile: «Faremo le verifiche e procederemo al commissariamento di quegli appalti conquistati grazie alla corruzione», risponde. E la Regione Lazio si spinge anche oltre, congelando per il momento tutto il meccanismo degli appalti: «In attesa delle verifiche che ho disposto sulle gare della Regione, ho intanto chiesto la sospensione dell’assegnazione di quella in corso», annuncia il governatore Nicola Zingaretti. Si rischia una paralisi amministrativo-burocratica. Ma c’è in gioco la questione morale di Campidoglio, Regione e di una classe politica. Marino non vuole mollare, ma pensa già a ricandidarsi nel 2018. «Orgoglioso di essere un marziano».

Il Messaggero