Italicum, il via libera di Mattarella

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E’ durata poche ore l’istruttoria dello staff giuridico del Colle. Poi ieri, a metà pomeriggio, la legge sull’Italicum è arrivata sul tavolo di Sergio Mattarella che – come era ampiamente previsto – l’ha subito firmata. Sarà operativa a partire dal luglio 2016. «Il Presidente è sereno», sottolineano sul Colle. IL PERCORSO D’altra parte, il testo nelle sue linee essenziali era già noto al capo dello Stato perché esso, prima di essere approvato lunedì scorso dalla Camera, aveva avuto il via libera dal Senato senza alcuna variazione. Nel caso specifico, Mattarella – come ex giudice della Consulta che aveva bocciato il Porcellum – conosceva a menadito tutti i problemi della vecchia legge e le innovazioni introdotte con l’Italicum. Si è subito compreso, insomma, che la possibilità di un rifiuto della firma e di un rinvio alle Camere da parte del Capo dello Stato era molto vicina allo zero. Poiché soltanto in caso di ipotesi di «manifesta incostituzionalità» Mattarella avrebbe potuto compiere un atto così grave. Ebbene, secondo quanto è emerso con chiarezza negli ultimi giorni, erano almeno due i punti che inducevano il Colle a ritenere impraticabile qualsiasi «no» all’Italicum e anzi a considerare la legge nettamente migliorativa rispetto al Porcellum: il fatto che – mentre nella precedente legge elettorale non era prevista un soglia minima per l’attribuzione del premio di maggioranza ora c’è un tetto fissato al 40 per cento; i listoni di candidati nominati saranno sostituiti dalle cosiddette «liste corte» ma soprattutto perché una quota di parlamentari sarà votata con le preferenze. LE CONSIDERAZIONI Inoltre ci sono almeno due considerazioni di carattere politico, non tecnico, che non sono sfuggite ad un attento osservatore come Mattarella. Anzitutto, con l’approvazione della nuova legge elettorale – malgrado le veementi polemiche tra i partiti durante il voto a Montecitorio – il Parlamento si è riappropriato di un ruolo fondamentale attribuitogli dalla Costituzione. Non va dimenticato, infatti, che il Consultellum, cioè la norma uscita dalla Corte costituzionale dopo la bocciatura della legge Calderoli, non era certo un prodotto dell’attività parlamentare. E Mattarella, che sin dal discorso d’investitura aveva auspicato un ritorno della centralità del Parlmento, non può che aver visto con favore la fine di questa anomalia. Anche le polemiche sulla mancata partecipazione dell’opposizione al voto finale alla Camera sono state in qualche modo mitigate – nell’ottica del Colle-dalla considerazione che a Palazzo Madama la stessa legge era stata votata dal 60 % dell’Assemblea e quindi da una parte dell’opposizione. Insomma, non c’erano ragioni plausibili perchéMattarella rifiutasse di firmare l’Italicum. E tanto meno che aggiungesse note o richieste di chiarimenti. Toccherà eventualmente alla Consulta verificare se ci sono punti critici da rivedere. Le opposizioni sono divise: la Lega con Calderoli e gran parte di Forza Italia sono pronte al referendum, ma non mancano le frenate; i grillini criticano duramente Mattarella mentre il presidente emerito Napolitano definisce l’Italicum «un risultato importante».

Il Messaggero