C’è una differenza semantica, in apparenza sottile, che Nicola Amoruso ha voluto marcare con nettezza analizzando il ko della Juventus contro il Sassuolo: non di errori si è trattato, ma di orrori. Una distinzione che dice già molto sulla gravità con cui l’ex attaccante bianconero ha letto una sconfitta arrivata dopo una rimonta subita nel finale, l’ennesimo segnale di una squadra che sembra aver smarrito qualcosa di più profondo dei semplici punti in classifica. Intervenuto a Radio Radio Lo Sport, Amoruso ha scomposto la partita reparto per reparto, restituendo un’analisi che non scagiona Spalletti, ma neppure lo mette al centro della sconfitta di Reggio Emilia per mano di Adzic.
Amoruso, che idea si è fatto di questa sconfitta?
“Sì, insomma, naturalmente ci sono anche responsabilità di un allenatore esperto come Spalletti, che sa che quelle partite bisogna vincerle, ma soprattutto non bisogna perderle, vista come si era messa. Ieri, se andiamo ad analizzare, abbiamo la sagra degli orrori, non degli errori, in difesa, in una difesa che l’anno scorso è stata la terza miglior difesa del campionato. Ma ci sono stati errori di Bremer, di Kalulu che non ha seguito la linea, e di Lukumi, che ha commesso un fallo direi alquanto stupido, tanto che poi Spalletti ha dovuto forzare la sostituzione. Però secondo me c’è anche un problema a centrocampo, perché abbiamo visto Douglas Luiz sicuramente presente sempre nel vivo del gioco. Però secondo me, solo nel primo tempo, io ho contato tre volte Nico González che è partito nello spazio e doveva essere servito”.
Però tra i reparti di cui parlare, dicevi del centrocampo.
“Secondo me, un problema vero è a centrocampo: sia Douglas Luiz che Koop… io ho contato, nel primo tempo, tre volte Nico González che parte nello spazio, non viene servito, e ci si accontenta di fare un semplice passaggio d’appoggio. Invece lì bisogna prendersi le responsabilità. Zero profondità: quando c’era profondità, i centrocampisti non hanno mai cercato il compagno. Quindi, anche questione di personalità, secondo me, che manca a questa squadra. Poi si parla tanto di Kolo Muani, ma il problema è che bisogna arrivarci, lì davanti, e ci arrivi solo se i due esterni si inventano una giocata, riescono a saltare l’uomo e magari a metterla dentro. Non c’è un gioco corale convincente. Secondo me è successo qualcosa di particolare quando, l’anno scorso, è subentrato Spalletti: abbiamo visto una Juventus diversa, che aveva ritrovato una sua identità, che giocava bene fino alla 35ª giornata, quando pareggia con il Verona, poi vince 1-0 a Lecce, perde con la Fiorentina e pareggia con il Torino, andando a perdere quello che era l’obiettivo importante, cioè la Champions League. Quest’anno non è mai stata convincente. Naturalmente mi aspetto una chiave di lettura da un allenatore che è considerato tra i migliori del nostro campionato: deve essere lui a trovare soluzioni in una squadra che ha delle problematiche. Però perdere così una partita come quella di ieri… credo che le responsabilità siano dei giocatori, ma ci sono anche responsabilità dell’allenatore. Spalletti lo sa bene: all’ultimo puoi pareggiarla, quella partita, ma non puoi rischiare di perderla, per una questione di classifica ma soprattutto di fiducia. Perché questa squadra mi sembra che abbia perso davvero tanta fiducia e sia poco propositiva, per una questione di personalità”. Kolo Muani, lo sapevamo che veniva…”.”.
Su Kolo Muani, Spalletti ha detto di non voler scendere dal suo carro. Qual è la tua valutazione tecnica sull’attaccante francese?
“Allora, di sicuro non è una prima punta, e questo lo sapevamo. Poi c’è anche un dato di fatto: è veramente poco servito, su questo non ci sono dubbi. E quando, negli ultimi minuti, perde palla… era quasi un errore di frustrazione, perché cercava un dribbling, cercava una via d’uscita, e invece è ripartito il Sassuolo. È un giocatore che va messo in un contesto diverso, secondo me più da seconda punta, o anche partendo largo da esterno, perché fa fatica da prima punta. Ma credo che, in questo momento, qualsiasi attaccante sarebbe in difficoltà in questa Juventus, perché, ripeto, sono poco assistiti”.
Quindi il problema nasce ancora dal centrocampo?
“Il centrocampo, sicuramente. Se io mi muovo bene, trovo lo spazio e non vengo servito — andatelo a vedere nel primo tempo, io le ho contate — e invece di provare il lancio in profondità, ci si accontenta di fare un semplice passaggio laterale, lasciando la responsabilità al proprio compagno… cambia. Cioè, si perde tempo, si perde la fiducia dell’attaccante. Quindi, partiamo dal presupposto che Kolo Muani non è una prima punta, però così non lo aiuta nessuno. Dare tante responsabilità a un giocatore che non è messo nelle condizioni di fare bene”.
Qualcuno ha fatto un parallelo con le difficoltà iniziali di Vlahović in bianconero.
“È vero, però Vlahović è uno di quelli che, magari, in questo contesto fa anche un po’ meno fatica. L’anno scorso, quando è entrato, ha fatto bene; però devo dire che ora mancavano anche sette giocatori, con Yildiz, Thuram e Locatelli. Di sicuro stanno giocando giocatori che non hanno fiducia. Douglas Luiz un po’ meglio, sicuramente. Ieri, quel rigore in movimento di Koopmeiners… cioè, se sei in fiducia, spacchi la porta”.
Torniamo al tema della fiducia: quanto ha inciso sul rendimento della squadra?
“Ma devo dire che, fino a quel momento, fino alla 35ª giornata, abbiamo visto una Juventus assolutamente diversa, che comunque era risalita in classifica, che era tornata a fare buone prestazioni. Poi, da quel momento, c’è stato un blackout che continua — secondo me un blackout nella fiducia, nella crescita. Per questo io mi aspetto tanto da un allenatore che deve trovare la chiave giusta, perché secondo me è l’uomo giusto: ha esperienza, è molto bravo in campo, è molto bravo a valorizzare i giocatori. Quindi sì, mi aspetto che si riaccenda qualcosa in questa Juventus, che per ora mi sembra abbia perso non solo punti in classifica, ma anche mentalità”.
C’è chi dice che l’allenatore debba prendersi più responsabilità nei momenti chiave della partita…
“Concordo con te, perché all’ultimo lui sa benissimo che quella partita non la deve assolutamente perdere. Però ti ripeto: gli orrori — non errori — di una difesa quasi imbarazzante. Penso anche a Bremer, che ha sbagliato completamente i tempi. Ma ho visto anche più di una volta il gol in cui Kalulu non ha seguito la linea: Esposito ha fatto gol, ed era abbastanza semplice, perché lui è rimasto lì”.
Negli ultimi minuti, chi decide come schierarsi in campo: l’allenatore o i giocatori stessi?
“Ascoltano l’allenatore, arrivano indicazioni dall’allenatore. Però sai benissimo che, avendo di fronte giocatori come quelli del Sassuolo di ieri, che avevano gamba ed erano forti nelle ripartenze, bisogna cercare un giusto equilibrio. Magari, uno contro uno, va bene; ma ieri erano in superiorità numerica, sono partiti in quattro contro uno e mezzo, due. Questo non può succedere. Capisco la voglia di vincerla, ma è troppo importante, dopo una rimonta arrivata in quel modo, non perdere la partita, e cercare un equilibrio. Perché uno contro uno i giocatori del Sassuolo sono buoni, ma insomma… in Spagna, in difesa, giocano tutti uno contro uno. Quindi capisci che, se non perdi equilibrio e lasci l’uno contro uno, difficilmente gli altri fanno gol”.
Anche tu avresti faticato a segnare in queste condizioni?
“Mah, io non voglio assolutamente giustificare Kolo Muani, ma ti dico che è difficile, in quelle condizioni, perché i palloni non arrivano: lui è un tipo di giocatore che ha bisogno di essere coinvolto nella manovra, ma se deve aspettare solo la giocata di Conceiçao — che comunque salta l’avversario e la mette dentro — e poi è in area da solo, perché ieri i centrocampisti non arrivavano a chiudere l’azione, e l’esterno opposto non arrivava perché non c’era Alajbegović — che comunque è un bel giocatore. Quindi capisci che non è facile, perché anche quando saltano l’avversario in area — e Jonathan David alla Juve è sembrato peggio di quello che è — restano contesti in cui è difficile valutare la prestazione di un attaccante come Kolo Muani. Che, secondo me, è un buon giocatore, ha voluto fortemente la Juventus, ma in questo momento non è nel contesto giusto, perché è difficile far gol alla Juventus, in questo momento”.
Prima di lasciarci, come stai fisicamente? La forma sembra ottima per giocare…
“Grazie ma io ormai sono dedito al padel”.









