Una notte che entra direttamente nella storia del Como. All’esordio assoluto nelle competizioni europee, la squadra di Cesc Fàbregas ha travolto il Lipsia 4-1 al Sinigaglia, con Baturina, Douvikas, Diao e Perrone a firmare i primi gol europei del club. Il giorno dopo l’impresa, il direttore sportivo Carlalberto Ludi è intervenuto in esclusiva a Radio Radio Lo Sport per raccontare il progetto Como: dalla scelta di Fàbregas al metodo utilizzato sul mercato, passando per Nico Paz, Moise Kean, le ambizioni in Champions e persino la parola “Scudetto”.
Ludi racconta un club che rivendica gli investimenti fatti, ma individua nell’allineamento tra proprietà, area sportiva e allenatore il vero motore della crescita. E su Nico Paz utilizza parole pesantissime: per il DS è destinato a diventare un “top mondiale”.
Un Como formato “Champions”: Carlalberto Ludi svela il segreto dei lariani?
Che cosa resta il giorno dopo lo storico 4-1 al Lipsia?
“Per me è stata veramente una serata magica, storica. È stato tutto perfetto. Sapevamo di essere in grado di fare una grande prestazione, avevamo grande rispetto del Lipsia e farci trovare pronti, all’altezza, addirittura dominanti per larghi tratti ci riempie d’orgoglio. Però questo fa capire anche chi siamo: oggi, internamente, siamo già proiettati sul Parma. La difficoltà quest’anno sarà ricaricare energie mentali e fisiche per essere competitivi ogni tre giorni.”
Il campionato rimane centrale anche con la Champions League?
“Assolutamente. Non dico che il nostro obiettivo sia principalmente il campionato, perché la mentalità della squadra è quella di provare a vincere tutte le partite. Ma dobbiamo e vogliamo confermarci. La vera sfida sarà rendere questi giovani talenti performanti ogni tre giorni: la differenza dei grandi campioni è proprio la capacità di rigenerare continuamente le energie.”
Come avete capito che Cesc Fàbregas fosse l’uomo giusto per questo progetto?
“Quando lo abbiamo tesserato come giocatore avevamo già iniziato a conoscerci reciprocamente, anche per capire se nella sua successiva carriera da allenatore potessero esserci punti d’incontro con il nostro progetto. Più ci conoscevamo e più diventava chiaro. Quando la proprietà ha avuto il coraggio di dare la panchina a un allenatore giovanissimo, con soltanto qualche partita in Primavera, è stato subito evidente quanto fosse allineato con i nostri valori e con il calcio che volevamo fare. Credo che continui a sposare questo progetto con entusiasmo perché qui il limite è sempre quello di migliorare.”
Qual è il vero segreto della crescita del Como, oltre alla capacità economica della proprietà?
“La capacità di investimento va menzionata, sarebbe poco onesto non farlo. Ma per non disperdere quel potenziale serve allineamento. Io cito sempre l’allineamento tra presidente, direzione sportiva, collaboratori e allenatore. Bisogna capire dove vogliamo andare e come vogliamo farlo. Questo per me è il pilastro fondante dell’evoluzione del progetto.”
DS Ludi, come funziona lo scouting del Como?
“Noi non andiamo alla ricerca semplicemente di giocatori forti: cerchiamo giocatori forti e giusti per Cesc. Poi serve coraggio. Abbiamo preso tanti giocatori che sapevamo avere talento ma che avevano poche partite alle spalle e qui hanno ricevuto subito fiducia e le chiavi del progetto tecnico. La ricerca parte dai dati e arriva poi agli scout, al mio feedback e a quello di Cesc. Per acquistare un giocatore dobbiamo essere tutti allineati: data analyst, director of strategy, direttore sportivo e allenatore. In questo modo riduciamo molto il margine d’errore.”
Dove avete fissato l’asticella tra campionato e Champions?
“Io parlo sempre di tre binari, perché c’è anche la Coppa Italia. Seguendo Cesc, lasciare una competizione non è un’opzione: lui vuole vincere qualsiasi partita. Il nuovo mondo per noi è essere all’altezza ogni tre giorni, confermarci in Serie A ed essere protagonisti in Europa. E non deve crescere soltanto la squadra: deve crescere tutto il club.”
Perché tanti giocatori scelgono di restare al Como anche quando arrivano grandi club?
“Essere allenati da Cesc è stimolante per tutti, così come essere in un club che non si pone limiti. Inoltre abbiamo creato un ambiente quotidiano molto fertile per la valorizzazione del talento e vogliamo trattare questi ragazzi, anche dal punto di vista operativo, come farebbe un grande club. Questi aspetti contribuiscono al fatto che Nico scelga di rimanere a Como nonostante la corte del Madrid, così come Diao o Baturina. Tutti vogliamo andare a prenderci ancora qualcosa.”
Come si sta inserendo Moise Kean?
“Molto bene. Moise ha sposato il progetto con un’energia pazzesca. La sua volontà è stata determinante nell’operazione e la sta dimostrando quotidianamente. Sta lavorando con ottimo spirito di sacrificio, è stato accolto benissimo dal gruppo e sono sicuro che per noi sarà un acquisto fondamentale.”
Ludi, lì a Como dire “Scudetto” oggi è ancora una bestemmia?
“Noi non ci pensiamo minimamente. Ho fatto una battuta alla stampa locale perché ormai tutti ci buttano addosso questa parola: ho detto a un giornalista ‘evidentemente sei stanco di avere torto’. Non avevi menzionato la Champions l’anno scorso e l’abbiamo raggiunta, non avevi menzionato il decimo posto l’anno prima e l’abbiamo raggiunto. Oggi vuole tutelarsi. Ma di fatto non è il nostro obiettivo: vogliamo fare molto bene e continuare a crescere.”
Quanto può diventare forte Nico Paz?
“Ha un margine elevatissimo. In questi anni l’ho visto crescere tantissimo in maturità, lavoro quotidiano, lettura delle situazioni ed efficacia. Ma ha ancora tantissimo margine. Per me Nico, è inutile girarci intorno, è destinato a essere un top mondiale. Ha umiltà, cultura del lavoro e predisposizione. È destinato ad avere una carriera incredibile.”
Quanto c’è di Wenger nel modo in cui Fàbregas lavora con i giovani?
“Cesc ha sempre sottolineato il coraggio di Arsène Wenger e l’opportunità che gli diede quando aveva 16 anni. Dice spesso che senza aver incontrato Wenger magari non sarebbe diventato lo stesso giocatore, o lo sarebbe diventato più tardi. Quella libertà, quel coraggio e quella valorizzazione del talento indipendentemente dall’età sono perfetti per noi e probabilmente stanno facendo la differenza nel progetto.”
Come affronterete il tema della sostenibilità finanziaria e del fair play UEFA?
“Abbiamo un’interlocuzione con la UEFA iniziata da qualche mese e ci sono ottime relazioni. Non dimentichiamoci che noi siamo una startup: abbiamo sette anni di vita e io non ho mai visto una startup crescere senza investimenti. Non è neanche detto che non venderemo mai giocatori. Per qualcuno Como può essere una tappa, per altri può essere già la destinazione. Capiremo di volta in volta quale sarà la strategia migliore.”
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