“AfD è solo la punta, l’iceberg è enorme e arriva dritto dagli USA” | Con Antonio Amorosi

Un rapporto del Joint Research Centre, il servizio scientifico interno della Commissione europea, ha acceso i riflettori sul legame tra algoritmi social e crescente polarizzazione del dibattito pubblico. Nell’analisi, intitolata “Realtà frammentata”, gli esperti Ue sostengono che le camere di risonanza create dalle piattaforme digitali stiano dividendo la società in fazioni opposte, minando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche; il rapporto segnala inoltre come in alcuni casi anche piattaforme controllate dall’estero abbiano utilizzato i propri algoritmi per promuovere interessi specifici, alimentando narrazioni estremiste. È in questo contesto che si inserisce il ragionamento sviluppato da Antonio Amorosi, giornalista del Giornale d’Italia, ospite di Un Giorno Speciale insieme a Fabio Duranti e Giorgio Bianchi.

La “pilastrizzazione” e l’americanizzazione del dibattito

Duranti apre il confronto ponendo una domanda diretta: il conflitto politico attuale è tenuto volutamente su toni così alti da cancellare ogni sfumatura, riducendo lo scontro a un bianco e nero che genera click e litigate sui social. Amorosi raccoglie l’osservazione e la inquadra in una chiave più ampia, citando il filosofo tedesco Peter Sloterdijk, secondo cui — nella lettura che ne dà il giornalista — quando la democrazia smette di produrre risposte anche solo minimali, è inevitabile che il cittadino “cerchi soluzioni altrove”. Per Amorosi si tratta del sintomo di un fenomeno più profondo, che definisce come un’americanizzazione della società: un modello culturale fatto di “pilastri”, comunità chiuse l’una contro l’altra, in cui — spiega — “non è che trovo degli altri predatori in giro, ma trovo delle persone che mi aiutano” era un tempo il modello alternativo proposto dalla sinistra novecentesca, oggi sostituito da un’esigenza di puro posizionamento sociale.

«Nessuno crede che i social siano nati per caso»

Il giornalista del Giornale d’Italia estende il ragionamento alle infrastrutture digitali che, a suo avviso, amplificano questa dinamica: YouTube e Facebook, sostiene Amorosi, non sarebbero cresciuti “naturalmente” senza ingenti risorse economiche alle spalle, in quella che descrive come “una bella pacca economica da parte della difesa degli Stati Uniti”. Duranti gli fa eco osservando che i costi infrastrutturali di quei server escludono in partenza l’ipotesi di una nascita spontanea “nel garage di casa”. Amorosi chiude il ragionamento allargandolo a un ultimo tema, quello dell’immigrazione, che nella sua lettura risponde alla stessa logica di fondo: “Nessuno crede che l’immigrazione sia spontanea. Le Confindustrie volevano una manodopera a bassissimo costo”.