Guido Crosetto, esponente di spicco del governo di Giorgia Meloni e della destra neoliberale filoucraina, ha nominato nei giorni scorsi consulente alla Difesa Fedorov, ex ministro ucraino. Il grado di subalternità della nostra patria a Kiev ha raggiunto indubbiamente il non plus ultra. Di questo passo, l’atto successivo potrebbe essere, a buon diritto, il trasferimento della capitale italiana da Roma a Kiev.
Non bastavano i soldi e le armi inviate a flusso continuo dal governo italiano al guitto di Kiev, l’attore nato con la N maiuscola Zelensky, prodotto in vitro di Washington, se non di Hollywood. Quando si pensa di aver toccato il fondo, è pur sempre possibile scavare ulteriormente. Al cospetto di questa scelta demenziale, la Russia di Vladimir Putin interviene e fa sapere all’Italia che si tratta di una nomina ridicola – sic, questo l’aggettivo utilizzato dal Cremlino – ed è in effetti piuttosto difficile dare torto alla Russia in questo caso, come in molti altri.
Il patriottismo immaginario del governo Meloni
L’aspetto più surreale è che il governo di Giorgia Meloni aveva esordito proclamandosi patriottico e difensore strenuo dell’interesse nazionale. Si è invece presto rivelato del tutto genuflesso a Bruxelles e a Washington, a Kiev e a Israele, non diversamente peraltro dalla sinistra fucsia liberal-progressista. Il patriottismo del governo Meloni è un ens imaginationis, un puro costrutto ideale e propagandistico, dietro il quale si nasconde l’atlantismo reale e la quotidiana mortificazione dell’interesse nazionale della nostra patria.
Un vicolo cieco economico e geopolitico
La situazione è effettivamente tragicomica, se pensate che, pur di supportare sempre e comunque Kiev, l’Italia sta recando un vulnus al proprio interesse nazionale sotto ogni profilo.
Sotto il profilo economico, vengono sottratti fondi che si potrebbero e si dovrebbero utilizzare per la sanità pubblica, per l’istruzione, per lo stato sociale, e che invece vengono destinati a Kiev, alle armi, alla guerra irragionevole propiziata dal guitto di Kiev.
Sul piano dell’assetto geopolitico, poi, l’Italia, con questa scelta sciagurata di supportare sempre e comunque l’Ucraina, si sta ponendo in una posizione sempre più critica rispetto alla Russia di Putin, in buona compagnia con l’Europa tutta, a dire il vero. Infatti, se Kiev è in guerra con la Russia e l’Italia supporta Kiev, quasi sillogisticamente se ne inferisce che l’Italia e anche l’Europa finiscono per essere coinvolte nella guerra con la Russia, come peraltro nei giorni scorsi ha lasciato intendere, nemmeno troppo obliquamente, la stessa Ursula von der Leyen, vestale dei mercati apatridi. Insomma, l’Italia si è cacciata davvero in un vicolo cieco.
Radioattività – Lampi del pensiero quotidiano con Diego Fusaro










