La regia occulta dietro i droni di Lipsia: ecco cosa non torna | Con Giorgio Bianchi e Alberto Contri

Il governo tedesco ha attribuito ufficialmente alla Russia il tentato attacco con un drone esplosivo all’aeroporto di Lipsia del 4 agosto, individuato a pochi metri da un cargo ucraino e mai detonato; nei giorni successivi ne sono stati trovati altri due nell’area. Berlino ha annunciato la chiusura del consolato russo di Bonn e della Casa Russa a Berlino, mentre Nato, Ue e Italia hanno espresso solidarietà quasi in contemporanea. Sul fronte opposto, il presidente ucraino Zelensky ha avvertito compagnie aeree e assicuratori che lo spazio aereo russo “sta diventando completamente insicuro”, pur escludendo attacchi diretti contro aerei civili; Putin ha risposto parlando di “terrorismo di Stato”.

Su questo scenario abbiamo aperto un confronto in diretta, che ha invitato a diffidare della compattezza delle reazioni ufficiali: i droni descritti come russi risultano curiosamente inesplosi, mentre la propaganda mainstream costruisce un clima d’allarme intorno al presunto pericolo di un’influenza russa sul voto italiano.

La tesi della “falsa bandiera” e il parallelo con l’Iran

Il giornalista Giorgio Bianchi, esperto di geopolitica, ha collegato l’episodio tedesco a un precedente attacco con droni contro una base di bombardieri strategici in territorio russo e a un caso analogo avvenuto in Iran, sostenendo che “si tratta chiaramente di operazioni di falsa bandiera” e leggendo nella dichiarazione di Zelensky sui cieli russi un’apertura a colpire anche voli civili non occidentali. Sulla stessa onda Alberto Contri ha rincarato il ragionamento richiamando il caso Nord Stream, in cui l’accusa iniziale a Mosca fu poi ridimensionata dagli stessi magistrati tedeschi, e ha definito “sempre più maldestre” le presunte prove diffuse finora, citando anche un editoriale satirico di Marco Travaglio sull’incongruenza delle versioni ufficiali.