Per esporre alla prossima edizione di Più Libri Più Liberi, la fiera della piccola e media editoria in programma a dicembre 2026 alla Nuvola dell’Eur a Roma, gli editori dovranno firmare una dichiarazione in cui si impegnano a rispettare la Costituzione, a ripudiare il fascismo e i totalitarismi e a non farne apologia. Senza aver sottoscritto queste clausole, il sistema informatico blocca l’inoltro della candidatura, impedendo di completare l’acquisto degli spazi espositivi. Il documento, subito ribattezzato dai critici “patentino antifascista“, ha scatenato un dibattito nazionale: la premier Giorgia Meloni lo ha definito pubblicamente “censura”, mentre il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha osservato che il Codice penale reca la firma di Mussolini.
Il caso è approdato in diretta ai nostri microfoni, dove Enrico Michetti ha inquadrato la vicenda sul piano costituzionale. Per Michetti il meccanismo è chiaro: come dice in diretta, “tu stai chiedendo a una persona che per poter esprimere il proprio pensiero attraverso lo scritto deve soggiacere a un diktat, ossia deve esprimere una propria posizione a prescindere dal fatto che la ritenga in qualche misura propria o meno. Stai imponendo a una persona di manifestare un’idea che magari non pensa. Questa imposizione è una violenza assoluta.
“Non sono antifascista, non sono anticomunista: sono democratico”
“Ma un democratico non è per definizione antifascista?”, ci si chiede in diretta. “Io non mi sento né antifascista né fascista perché sono un democratico. Se io non sono anticomunista, questo che significa? Che sono comunista?“
Il dibattito in diretta









