Conte in Commissione Covid: la versione per non farsi audire, “e i 5stelle alla ribalta”

Il presidente del M5S siede nella Commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid ma si rifiuta di testimoniare. Lisei: "La soluzione è semplicissima, ma non c'è la volontà"

La Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid non riesce ad ascoltare Giuseppe Conte. Non per impossibilità tecnica, ma per una scelta politica precisa: il presidente del Movimento 5 Stelle è membro della Commissione stessa, e in quanto tale non può essere audito. Una circostanza che il senatore Marco Lisei definisce risolvibile in pochi giorni – se solo ci fosse la volontà.

“La soluzione è semplicissima”, spiega Lisei. “Conte esce dalla Commissione, si fa udire e rientra. È una cosa che hanno già fatto altri senatori. I gruppi decidono chi siede in Commissione: il M5S manda una lettera, lo tolgono, lo auditano nella seduta successiva e lo rimettono dentro”.

Un artificio per restare in silenzio

Secondo Lisei, la mossa di inserire Conte nella Commissione ha un effetto pratico inequivocabile: blindare il principale protagonista della gestione pandemica dal 2020 al 2021 rispetto a qualsiasi audizione pubblica. “Se non ha raccolto questa soluzione semplice, non credo ci sia la volontà di farsi udire. Questa è la verità”.
Giorgio Bianchi, presente in studio, aggiunge una contraddizione difficile da ignorare: “Conte potrebbe dire che questa Commissione non ha legittimità — ma se ne fa parte, ne riconosce implicitamente l’autorevolezza. Quindi non ha giustificazione per non farsi audire”.

La strategia della delegittimazione

Sullo sfondo, la Commissione continua a subire attacchi politici da parte del M5S. Lisei ricorda che l’ostruzionismo è iniziato dal primo giorno: “Hanno sempre detto che questa Commissione non ha legittimità né potere. Non mi meraviglia che continuino a delegittimarla – era la loro strategia dall’inizio, qualunque cosa fosse emersa”.
Una strategia che, secondo Lisei, non regge di fronte ai cittadini: “La legittimità la devono decidere loro, giudicando il nostro lavoro e come è stato fatto”. E il lavoro, aggiunge, ha anche una funzione preventiva: “Se chi domani dovrà gestire un’emergenza sa che sarà sottoposto all’attenzione delle istituzioni, forse lo farà con un po’ più di attenzione”.