La vera storia del numero che Bruxelles usa per controllarci da decenni

Oggi vi voglio raccontare una favoletta, o meglio una contro-favoletta, perché a voi raccontano da 30 anni che bisogna non superare la soglia del 3% deficit PIL.

L’invenzione del parametro del 3%

Allora, difficile da ricordare, ma il parametro del 3% del deficit PIL che governa ormai da 30 anni le nostre economie fu in realtà inventato nel 1981 all’inizio della presidenza Mitterrand. Cercava sostanzialmente una regola semplice per frenare le richieste di spesa dei ministri francesi. La cifra sembrava tonda e quindi sembrava prossima al disavanzo reale della Francia di 45 anni fa circa. Quella convenzione francese poi è diventata sostanzialmente il dogma del Trattato di Maastricht. Insomma, lo ripeto, il famoso parametro del 3% del deficit PIL che tutti i politici nazionali, giornali nazionali, Il Sole 24 Ore, gli studiosi, eccetera, ripetono come un mantra, una litania, un dogma insostituibile, in realtà fu inventato da due funzionari del Ministero delle Finanze all’inizio della presidenza Mitterrand e probabilmente fu scelto su un angolo di tavolo scuro del ministero francese senza un presupposto scientifico vero.

La convenzione amministrativa diventata dogma europeo

E la parte interessante di questa storiella è questa: che all’origine non c’era affatto una legge scientifica dell’economia, era una convenzione amministrativa. Infatti i funzionari dissero: l’1% sarebbe stato troppo duro, il 2% troppo restrittivo, il 3% suonava bene, un po’ come una favoletta per bambini alla quale poi milioni e milioni di cittadini europei, decine e centinaia di milioni hanno creduto, e tra loro hanno creduto giornalisti, economisti e quant’altro.

Poi avvenne qualcosa di enorme, e cioè quella soglia francese divenne incorporata nei criteri europei e infine il Trattato di Maastricht lo prese, quel parametro del 3%, come parametro di convergenza dell’euro, cioè di quella moneta che avrebbe unito l’Europa attorno ad un’assenza di uno Stato, di una politica comune, ma intorno alla finanza. E quindi diventò il dogma politico europeo.

Il feticismo numerico che sopravvive a Bruxelles

Oggi è un feticismo numerico che ignora il ciclo e la qualità della spesa, riduce la politica economica a un numero arbitrario, sostituisce il giudizio con l’automatismo, agisce come strumento tecnico vincolante da decenni delle scelte dei governi e delle politiche economiche, sopravvive a Bruxelles come una verità indiscutibile. Un numero nato in un mondo completamente diverso oggi sembra una reliquia fiscale. Di un’epoca che non c’è più.

Malvezzi Quotidiani, l’Economia Umanistica spiegata bene | Con Valerio Malvezzi