Bloccata in Egitto e condannata per adulterio ▷ Lo sfogo di Nessy Guerra: “Temo per me e mia figlia”

Nessy Guerra, 26 anni, originaria di Sanremo, è stata condannata in primo e in secondo grado da un tribunale egiziano per adulterio — un reato abolito in Italia il 19 dicembre 1968. Da mesi vive in una località protetta in Egitto insieme alla figlia di tre anni, impossibilitata a lasciare il paese. La sua storia è diventata un caso diplomatico che coinvolge i governi italiano ed egiziano.

Nessy si era trasferita in Egitto con il compagno egiziano, Tamer Hamouda. La relazione, inizialmente tranquilla, aveva presto mostrato segnali preoccupanti. “Dopo la nascita della bambina lui ha iniziato ad avere delle paranoie, delle allucinazioni”, racconta Nessy. “Ho percepito paura e pericolo sia per la bambina che per la mia stessa vita.” L’uomo, stando alla testimonianza della donna, aveva cominciato a chiuderla in casa, a impedirle di avvicinarsi al consolato italiano e a usare violenza fisica. “Ci ho messo un po’ di tempo per riuscire a scappare, ma fortunatamente ce l’ho fatta.”

La condanna per adulterio: tre testimoni e un processo che fa discutere

Una volta separatasi da Hamouda, Nessy Guerra è stata denunciata per adulterio — reato previsto dal codice penale egiziano. Secondo quanto riferisce la sua avvocata italiana, Agatha Armanetti, le sentenze di primo e secondo grado citano espressamente un principio per cui “la moglie deve essere a disposizione sessuale unicamente del marito”, configurando di fatto la donna come proprietà del coniuge.
L’accusa si basa su tre testimoni che avrebbero dichiarato di averla vista commettere adulterio. Nessy nega categoricamente i fatti: “Lui paga le persone che trova — molti hanno bisogno di soldi e lui le ha convinte offrendogli denaro per fare queste testimonianze.” Il caso era stato peraltro archiviato due volte nel 2024, salvo poi essere riaperto dopo che il testimone principale, che aveva inizialmente negato ogni coinvolgimento, aveva ritrattato la sua deposizione. In seguito, lo stesso testimone si era recato da un notaio per dichiarare di essere stato minacciato e di non aver mai avuto alcun rapporto con la donna. Prova che, stando alla difesa, il tribunale non ha ritenuto sufficiente.
A rendere il quadro ancora più controverso, la legge egiziana richiede che l’adulterio venga accertato in flagranza di reato. Il giovane egiziano indicato come presunto complice di Nessy fu fermato dalla polizia, su segnalazione di Hamouda, ma fuori dall’edificio in cui lei viveva — un villaggio turistico dove era ospite del console onorario di Hurghada. L’uomo frequentava l’appartamento perché il padre di Nessy gli impartiva lezioni di italiano.

Il marito condannato in Italia per stalking e violenza

Mentre Nessy affronta il processo in Egitto, il suo ex partner Tamer Hamouda è gravato da una condanna definitiva in Italia a 2 anni, 11 mesi e 27 giorni per stalking, violenza privata, truffa e percosse. L’avvocata Armanetti ha depositato il certificato penale tradotto agli atti del processo egiziano. I giudici erano inoltre al corrente del fatto che l’uomo era stato ricoverato in un ospedale psichiatrico nel 2023, su richiesta del padre. Hamouda si è presentato in aula dichiarandosi Gesù Cristo — affermazione poi ribadita pubblicamente in un’intervista radiofonica. Il padre stesso, intervistato dalla trasmissione Chi l’ha visto?, ha detto che parlare con il figlio è “come parlare con un muro”.
Nonostante questo, il tribunale ha accolto la sua denuncia e condannato Nessy.

Il punto giuridico che l’avvocata Armanetti definisce più allarmante riguarda il metro di giudizio applicato. Nelle sentenze è riportato un principio secondo cui il giudice egiziano può “formarsi un autonomo convincimento indipendentemente da ogni prova legittimamente acquisita agli atti.” “Significa che posso portare tutte le prove del mondo“, spiega l’avvocata, “e che il verdetto potrebbe comunque non tenerne conto. È come combattere contro i mulini a vento.”
La difesa italiana ha presentato quattro interrogazioni parlamentari. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto colloqui con il suo omologo egiziano e ha confermato che la situazione è stata portata all’attenzione del governo del Cairo. Sono state avanzate anche tre richieste di estradizione nei confronti di Hamouda, che deve scontare in Italia una pena definitiva.

Nessy Guerra vive in una località protetta, al riparo dall’ex compagno ma nell’impossibilità di lasciare l’Egitto. “La mia paura più grande è essere separata dalla mia bambina“, dice. “Sarebbe un trauma enorme per entrambe, anche perché lui ha ampiamente dimostrato di non essere idoneo alla crescita di una minore.” A questo si aggiunge il timore concreto del carcere: “Ho passato due notti nelle carceri egiziane e vi assicuro che sono disumane.
Hamouda, dal canto suo, ha dichiarato pubblicamente di essere disposto a “perdonare” Nessy — a patto che lei si sottometta alla sua volontà. In quasi tre anni di separazione dalla figlia, stando a quanto riferito dall’avvocata, non ha mai chiesto notizie della bambina né contribuito al suo mantenimento.

Nel video l’intervista di Stefano Molinari e Francesca Pierri a Nessy Guerra.