Apprendiamo in questi giorni che esce postumo un libro della compianta Michela Murgia dal titolo significativo di “Lezioni sull’odio”. Nel suo lavoro la scrittrice Sarda compie una vera e propria riabilitazione convinta dell’odio e spiega che esso può anche costituire una virtù. La tesi del libro non mi convince affatto, con buona pace di quella che la casa editrice Einaudi si affretta a definire encomiasticamente come una delle menti più luminose e illuminanti che la cultura italiana abbia conosciuto. L’odierna epoca delle passioni tristi vive nell’odio e anzi ha sostituito l’ideologia con l’odiologia. Non vi sono più grandi ideali in grado di mobilitare passioni euforiche dalla rivoluzione alla progettazione di futuri alternativi e prevale soltanto l’odio a ogni latitudine.
L’odio di chi non ha più progetti e semplicemente scarica la propria rabbia sul prossimo. Non è forse la nostra in effetti una società di haters, una società libida più che liquida in balia delle passioni tristi come le qualificava Baruch Spinoza? Ebbene è proprio seguendo la lezione in peritura di Spinoza che abbiamo tutti gli elementi adeguati per criticare l’impostazione del testo di Michela Murgia. Nella sua etica dimostrata secondo l’ordine geometrico a partire dalla terza sezione Spinoza mostra con eccellenti argomenti come l’odio sia la principale delle passioni tristi, ovvero delle passioni che rendono l’uomo depotenziato nel suo essere e distante dalla letizia e, a maggior ragione, dalla beatitudine. Chi odia, infatti, spiega Spinoza, è vittima delle idee inadeguate ed è totalmente soggiogato dalle cause esterne, perciò stesso risultando incapace di condurre una vita lieta.
L’uomo libero, “homo liber”, ovvero il saggio, dice Spinoza, non prova passioni tristi come l’odio ma soltanto passioni liete delle quali l’amore resta la più importante. L’odio divide e frammenta producendo una sorta di società competitiva o bellum omnium contra omnes e tale è in effetti l’odierna società in cui ciascuno si pensa come un intero e concepisce gli altri come concorrenti. Viceversa l’amore, dice Spinoza, unisce e produce senso di unità, porta l’uomo a comprendere di essere parte della natura divina del tutto, cosicché l’altro cessa di essere un nemico ma diventa parte di quella stessa unità divina che noi stessi siamo. Con tutto il rispetto preferisco continuare a seguire Spinoza, il filosofo non ateo come per lungo tempo si è creduto, ma ebro di Dio. Preferisco Spinoza a Michela Murgia e ai tanti troppi difensori odierni dell’odio. Di odio oggi in effetti ve ne è già fin troppo anche senza le apologie di questa passione triste a opera di Michela Murgia.










