In anni e anni di partite, quasi mai si è percepito un gelo lancinante come quello che ha atterrito tutto lo Stadio Olimpico di Roma al gol nel finale della Juve firmato da Gatti.

Al 78′ minuto, sembrava delinearsi la serata perfetta per i giallorossi. Vantaggio “netto” per 3-1 sugli acerrimi rivali della Juventus; allungo decisivo in classifica per la corsa al quarto posto. Ma soprattutto, l’apparente concretizzarsi di un urlo liberatorio strozzato in gola da troppo tempo nei cosiddetti big match.

Poi, nel tragicomico e ripetitivo dispiegarsi del più romanista dei cliché, arriva il gol di Boga. Frittata difensiva targata Mancini e Celik; Svilar per una sera diventa un portiere normale (se non mediocre). Ed ecco che nell’aria cominciano ad aleggiare i demoni e le paure di serate passate.

In quanti hanno pensato a quel Roma-Juve di quasi 4 anni fa? Da 3-1 a 3-4. Dybala giocava ancora con i bianconeri; Mourinho era il condottiero dei capitolini e l’attuale allenatore del Milan era alla guida dei piemontesi. Un’era calcistica fa. Eppure, le stesse fragilità e le stesse incapacità di gestione della partita.

Ieri sera, a poco più di 120 secondi dalla fine, la squadra di Gasperini ha un calcio d’angolo a favore sotto la sua Curva, ancora in vantaggio di una rete. In preda quasi al panico, la palla torna persino a Svilar, costretto a un rilancio non facile. Lontani i tempi in cui i derby venivano vinti con capitan Totti che passava minuti interi a ridosso della bandierina…

Poi, la gemma finale: fallo ingenuo (per non dire altro) di El Aynaoui da posizione pericolosa, quasi allo scadere. Serie di rimpalli, marcature maldestre, deviazione di N’dicka: Gatti segna il 3-3.

Roma, nonostante tutto la classifica “sorride” ancora: ma il pareggio della Juve è un altro campanello d’allarme

Sui social partono a raffica i meme sul più tipico degli “psicodrammi”. L’arbitro fischia la fine subito dopo. Dalla gioia sfrenata si passa a una coltre di fumo nero e tossico. Che a onor del vero, preoccupa non tanto per la classifica attuale (ancora positiva). Quanto piuttosto per le fragilità di una squadra che, soprattutto in ottica futura, non permette al tifo romanista di lasciarsi andare all’ottimismo.

Passano gli anni, cambiano i giocatori, anche i presidenti… Ma noi saremo qua!” cantano sempre i tifosi della Roma sugli spalti. Passano gli anni, cambiano i giocatori… E i giallorossi continuano a steccare i big match. Già l’anno scorso, abbiamo visto come dal 2019 le statistiche negli scontri al vertice siano a dir poco meste (poco più di 1 punto a partita, percentuale di vittorie vicina al 20%).

Tabù scontri diretti, anche nel 2026 continua a essere un tema

In questa stagione, il trend non è cambiato più di tanto. Ciò, nonostante l’ennesima campagna acquisti milionaria e l’arrivo di un allenatore importante come Gasperini (da ribadire, anche oggi: l’unica vera luce del presente e del futuro dei giallorossi). Vittorie contro la Lazio e la Fiorentina forse peggiori degli ultimi anni; successi contro il Bologna, lontano dai fasti delle scorse stagioni, e l’ammirevole Como di Fabregas. Poi? Il nulla.

Le sconfitte contro Inter e Napoli; quella assurda contro il Milan a San Siro (con la chicca rappresentata dalla combo rigore sbagliato + infortunio di Paulo Dybala); la battuta d’arresto annuale contro la Juventus a Torino. E infine, gli ultimi 3 pareggi contro i rossoneri, i partenopei al Maradona e la squadra di Spalletti ieri sera.

Con questi presupposti, come si può sperare di raggiungere l’obiettivo Champions? Come si può arrivare al quarto posto non vincendo praticamente nessuna delle partite contro le tue dirette concorrenti? Come si può essere ottimisti, se la compagine giallorossa continua a buttare punti anche da posizione di vantaggio (e a margine di prestazioni spesso molto buone)?

Il gol di Gatti è solo l’ultimo di una lunga serie di esempi. Solo poche settimane fa c’è stato Alisson Santos, non coperto adeguatamente da Mancini. A Milano è stata la volta di Pavlovic, dopo 45 minuti di dominio giallorosso e occasioni sciupate, alla prima vera azione offensiva dei rossoneri.

Vero: i punti valgono sia contro la Juventus che con la Cremonese (per dirne due, le ultime che hai affrontato). Ma senza trovare la quadra, e continuando a darsi la zappa sui piedi, è quasi impossibile pensare di centrare un posto nell’Europa che conta. All’orizzonte ci sono le trasferte a Como e a Milano sponda Inter; in casa gli impegni contro Atalanta e Lazio. Un cambio di rotta è obbligatorio.

Il vantaggio sul quinto posto dei lariani è di 3 punti. La Roma e Gasperini non hanno più bonus. Ora la squadra deve tirare fuori il carattere (e soprattutto la maturità) che anche ieri sono mancati sul finale di partita. In caso contrario, la conclusione non potrà che essere questa: la Roma non avrà meritato, o forse non si sarà rivelata pronta, per arrivare a certi traguardi. Che questo piaccia, o no.