CASO RONALDO – Novanta minuti in panchina, la prima volta in una gara ufficiale con il Portogallo dal 2008, poi la scelta di lasciare il ritiro alla vigilia della sfida con la Danimarca. Per Cristiano Ronaldo, 41 anni e primatista di gol tra le nazionali con 146 reti, il rapporto con la squadra si è fatto teso sotto la guida di Jorge Jesus, subentrato a Martínez dopo l’eliminazione al Mondiale. La linea del nuovo ct è dichiarata: “Se fa bene, gioca; se non fa bene, non gioca“.
Un campione non si tratta così
“Non si tratta così un campione, lo si liquida in un’altra maniera“: Tony Damascelli, firma de Il Giornale, non usa giri di parole in diretta a Radio Radio Mattino – Sport & News. Nel mirino c’è la scelta di richiamare il fuoriclasse per poi lasciarlo a guardare. “Viene convocato e messo in panchina. Cos’è questa cosa? Ipocrisia“, attacca.
Il paragone è con il 1974, quando Fulvio Bernardini, subentrato a Valcareggi sulla panchina della Nazionale italiana, aprì la stagione del rinnovamento puntando sui giovani. “Disse a Rivera e a Mazzola, grazie, siete stati la storia dell’Italia“, rievoca Damascelli. E ancora: “Fece una riverenza alla loro gloria, alla loro storia, ma decise di voltare la pagina“.
Ronaldo, il coraggio di dire grazie
“Non si ha il coraggio di parlare definitivamente con lui“. Il rischio di una reazione c’è, e Damascelli non lo nega: “Magari scoppia un tumulto, se ne dicono mille“. Ma la strada non può essere la panchina a oltranza, tanto più dopo che anche la sorella del campione è intervenuta sui social. Per il giornalista “è gestione sbagliata, non si convoca più“.
La via indicata è un’altra: “Si dice chiaro e tondo: grazie Cristiano, perché se siamo qui lo dobbiamo anche a te“. E chiude: “Ci va questo coraggio e non questa ipocrisia abbastanza infantile e direi anche ignorante“.
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