Dopo ormai quattro anni e mezzo di conflitto, quanto la guerra in Ucraina sta mettendo alla prova le risorse umane del paese?

La premessa è doverosa: al momento non si conosce con precisione a quanti individui ammonti la popolazione ucraina. Le stime variano considerevolmente a seconda della fonte e di cosa si intenda misurare: l’ONU calcola circa 32,3 milioni di abitanti nel 2026 per il territorio complessivo, mentre altre organizzazioni internazionali collocano il dato tra i 33 e i 37 milioni. Se si considerano le sole aree sotto controllo ucraino, Reuters ha riportato stime anche più basse, intorno ai 28 milioni, per via dell’esodo dei rifugiati. L’incertezza nasce dall’assenza di un censimento recente, dai flussi migratori causati dalla guerra e dai territori sotto occupazione russa, di fatto esclusi da qualsiasi rilevazione affidabile.

Da qui, il tema della scarsità di potenziali combattenti: diversi video circolati nelle ultime ore mostrano operazioni di reclutamento dei TCC (centri territoriali di reclutamento e sostegno sociale), alcuni dei quali piuttosto cruenti e quasi coatti nei confronti dei civili che fanno opposizione.

In uno di questi diverse persone, tra cui alcune donne, intervengono e cercano di opporsi al prelievo. Si sentono urla in ucraino e russo, una di loro assiste e chiede ai militari di stare attenti all’incolumità delle due trascinate, una di loro li supplica: “Mi fate male!”.

Scene di questo tipo, definite in Ucraina “busificazione” (prelievo forzato con furgoni), sono documentate da anni e denunciate anche da testate ucraine come Kyiv Independent e Ukrainska Pravda, oltre che da organizzazioni per i diritti umani che segnalano ripetutamente casi di violenza e intimidazione da parte degli ufficiali dei TCC. Questi ultimi hanno in realtà il compito di effettuare controlli documentali e convocare gli uomini in età di leva per la mobilitazione obbligatoria — che riguarda i cittadini tra i 25 e i 60 anni — nell’ambito della mobilitazione generale in vigore dal febbraio 2022.
È bene però distinguere questa soglia da un’altra, più ampia: il divieto di lasciare il paese, che si applica agli uomini tra i 18 e i 60 anni (in alcune fonti più recenti, 23-60), indipendentemente dal fatto che siano o meno soggetti a mobilitazione.

La mobilitazione e la legge marziale sono state prorogate fino al 31 ottobre 2026, dopo che il parlamento ucraino ha approvato la proposta di Zelensky di un’ulteriore estensione di 90 giorni: si tratta della ventesima proroga dall’inizio dell’invasione su larga scala.

Le scarse risorse umane ucraine

Il Paese continua tuttavia a registrare una carenza di personale: in un’intervista trasmessa il 28 agosto 2026, Kyrylo Budanov — oggi capo dell’Ufficio del Presidente dopo essere stato per anni a capo dei servizi segreti militari (GUR) — ha dichiarato che l’Ucraina non può mobilitare meno di 30.000 persone al mese per mantenere gli attuali livelli delle forze armate, invitando a “trovare il coraggio di accettare la mobilitazione così com’è.”

Il governo ha annunciato una riforma del servizio militare per rafforzare il sistema dei contratti, aumentare gli stipendi (il salario minimo per le posizioni non combattenti dovrebbe salire da 20.000 a 30.000 grivnie) e avviare una smobilitazione graduale dei militari in servizio dal 2022, il cui inizio è previsto entro la fine del 2026, con tempi e criteri che dipenderanno dall’andamento dei combattimenti. Lo stesso Budanov, pur ribadendo la necessità della mobilitazione, ha riconosciuto pubblicamente l’esistenza di casi di “mobilitazione forzata” e ha detto di sperare in un cambiamento di approccio su questo fronte — un’ammissione che testimonia quanto il malcontento per i metodi dei TCC sia un problema riconosciuto anche ai vertici dello Stato, e non solo materia di denunce esterne.

Ufficialmente le donne non sono soggette a mobilitazione obbligatoria e possono arruolarsi solo su base volontaria. Il Parlamento e il Ministero della Difesa hanno più volte ribadito che non esistono disegni di legge né discussioni interne su una leva femminile coatta. Il dibattito, tuttavia, non è confinato a osservatori esteri: negli anni alcune figure politiche ucraine di rilievo — tra cui, in passato, lo stesso vicecapo dell’amministrazione presidenziale — si sono espresse pubblicamente a favore di un coinvolgimento più ampio delle donne nella coscrizione, segno che la questione resta aperta anche internamente, pur senza tradursi finora in una proposta legislativa concreta.