Bologna torna teatro di tensione dopo la morte di Abderrahim Fakir, 42enne di origini marocchine deceduto domenica scorsa nel quartiere Pilastro mentre veniva immobilizzato a terra da due agenti di polizia, intervenuti su segnalazione di alcuni residenti. Il sindaco Matteo Lepore ha convocato per lunedì sera un presidio in piazza Nettuno per chiedere chiarezza sulla vicenda, ora al vaglio della magistratura. La manifestazione, partita in modo pacifico, si è trasformata in scontri: un gruppo di manifestanti si è diretto verso la Prefettura scandendo cori contro le forze dell’ordine, con lancio di bombe carta e bottiglie; la polizia ha risposto con idranti e lacrimogeni. Il bilancio parla di undici feriti, sei agenti e cinque manifestanti, e due auto incendiate. Il caso ha subito acceso lo scontro politico, con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che ha accusato Lepore di aver trasformato “una tragedia in una polemica”.
Una follia di cui nessuno si stupisce
Al centro del dibattito, le regole d’ingaggio dei sindaci e dei politici, più che quelle delle forze dell’ordine. Uno stupore diffuso, tra chi opera nel mondo della comunicazione e osserva la politica da decenni, di fronte all’ignoranza e alla follia che accompagnano la vicenda – non solo quella dei politici. La situazione starebbe sfuggendo di mano a partire dall’azione del sindaco di Bologna, non da quella della polizia, sulla quale non si sa ancora nulla: l’indagine deve ancora aprirsi, e solo chi di dovere potrà stabilire come siano andate realmente le cose.
Resta il nodo di chi, in questa vicenda, abbia davvero perso il senso delle cose: muoversi in quel modo, prima ancora che fosse chiaro cosa fosse realmente accaduto, rischia di somigliare a un’istigazione alla violenza – tanto più trattandosi, a quanto pare, di una persona con fragilità fisiche e mentali che avrebbe richiesto ben altra cautela.
Bianchi: “Antagonisti spariti durante il Covid, tornano ora”
A intervenire anche il giornalista Giorgio Bianchi, che ha collegato l’episodio alla campagna elettorale in corso, osservando come il presidio sia stato pensato per “solleticare le viscere” del proprio elettorato. Per Bianchi la mossa si è rivelata un boomerang politico, capace solo di “avvantaggiare la parte opposta” proprio a ridosso delle elezioni regionali. Il giornalista ha poi puntato il dito contro i cosiddetti antagonisti, definiti presenti “sempre nel momento opportuno” per generare disordini, ricordando come fossero rimasti del tutto assenti durante le restrizioni sanitarie della pandemia. Bianchi ha infine attribuito la crisi di consenso del sindaco alla gentrificazione della città, parlando di un errore politico “a monte” con conseguenze ormai difficili da contenere in vista del voto.










