Moody’s promuove l’Italia, ma nasconde il motivo per cui dovremo lavorare come schiavi per 30 anni

E sentite un po’ che cosa ci dice la perfetta Moody’s.
Moody’s, agenzia di rating, conferma la resilienza dell’economia italiana – io sono qualche anno che sento questo termine, una volta si usava solo in ingegneria, mi dà fastidio solo sentirlo – “sostenuta dalla solidità di bilanci privati e da un sistema bancario robusto, fattori che hanno permesso di reggere l’urto della crisi energetica e dell’inflazione”. Ah sì?

L’agenzia di rating, che lo scorso anno ha migliorato il giudizio portandolo a Baa2, elogia inoltre la stabilità politica garantita dal governo italiano che ha ridotto l’incertezza tipica delle passate legislature. E poi permangono, secondo Moody’s, dei nodi strutturali deboli, cioè la debole crescita potenziale (ma va!) l’elevato debito pubblico (che paura!) e i limitati spazi di manovra fiscale, che certo non è colpa dell’Italia, visto che non ci sono modalità di intervento sul bilancio dello Stato per regole europee.

Dobbiamo tagliare i servizi e aumentare le tasse per fare quello che ha deciso l’Europa, cioè cannoni, verde, infrastrutture informatiche, quello che hanno deciso loro, non certo quello che interessa ai lavoratori, ai poveri italiani.

Il PNRR è una fregatura, non un’opportunità

Moody’s avverte che “il traino offerto dagli investimenti del PNRR non deve esaurirsi con la fine del piano ad agosto 2026”. No, cara Moody’s, il PNRR è stato una fregatura che costerà all’italiano medio tantissime migliaia di euro, che lo farà lavorare come uno schiavo per trent’anni, fino al 2056. Quindi basta, basta, io non ne posso più di sentire queste cose. I contributi a fondo perduto del PNRR sono prestiti che noi pagheremo con rimborsi di interessi estremamente onerosi e svantaggiosi per il nostro Paese, rispetto all’indebitamento che avrebbe potuto fare normalmente l’Italia come Paese sovrano, per andare a pagare degli interessi molto più alti di quelli che avremmo potuto pagare per fare delle cose che non sono quelle che vogliamo noi.

Un po’ come indebitarsi per ristrutturare una casa che è la mia, ma devo decidere i tetti che vogliono gli altri, il colore della casa, la disposizione delle camere, e devo scegliere la banca che vogliono loro, pagare gli interessi che vogliono loro.

I problemi veri di cui nessuno parla

Semmai dobbiamo chiederci quali sono le grandi questioni. Primo, le grandi questioni sono che più nessuno parla della difesa del lavoratore. Tra i lavoratori metto i piccoli imprenditori. Una delle cose che non sanno i ragazzi millennials, è il fatto che un italiano che avesse avuto, poniamo, 2 milioni di lire di stipendio prima dell’introduzione dell’euro stava relativamente bene. Oggi con 1000 euro sei un morto di fame, non arrivi alla fine del mese. Questi sono i problemi.

I problemi sono la demografia del nostro Paese che è finita, perché non abbiamo prospettive demografiche a 15 anni. I problemi sono che un’immigrazione non controllata farà saltare il sistema sociale. Il problema è che da trent’anni abbiamo distrutto il tessuto della piccola impresa. Ma ormai queste cose ve le racconto da anni e ho paura che non serva quasi più. Per fortuna io questa mattina vedrò un altro imprenditore, e quindi nella mia vita privata, invece, aiuto la vita di tanti piccoli imprenditori.

Malvezzi Quotidiani, l’Economia Umanistica spiegata bene | Con Valerio Malvezzi