Non sembra proprio volersi placare la tenzone tra Giorgia Meloni, presidente del Consiglio italiano ed esponente di spicco della giullaresca destra bluette neoliberale filoatlantista da una parte, e Donald Trump, l’imperatore a stelle e strisce, il codino biondo che fa impazzire il mondo, dall’altra.
Trump è tornato imperterrito all’attacco, asserendo spietatamente che Giorgia Meloni ha tradito e che vi saranno conseguenze. Si tratta del solito fare da miles gloriosus plautino proprio del sovrano della civiltà del dollaro, avvezzo, come peraltro i suoi predecessori, a trattare tutti gli altri governi del pianeta come se fossero province dell’impero a stelle e strisce e come se, in quanto tali, dovessero sempre solo rispondere sull’attenti ai desiderata di Washington.
Il “tradimento” di Meloni e la guerra in Iran
Il tradimento a cui allude Sire Trump riguarda ovviamente la guerra in Iran, ove l’Italia, e in realtà l’Europa tutta, non hanno fornito il dovuto appoggio alla nefanda impresa imperialistica di Israele, mostro bicefalo dell’imperialismo sans frontières. Impresa da cui oltretutto la civiltà del dollaro e il criminale di guerra Netanyahu — come tale giudicato perfino dal Tribunale Internazionale dell’Aia — sono usciti letteralmente con le ossa rotte. Washington e Trump proprio non se l’aspettavano, abituati com’erano a trovare sempre e comunque pronta risposta sull’attenti da parte dei devoti sudditi europei. Fu in quel contesto che si produsse lo strappo con il governo Meloni, per il resto sempre genuflesso all’impero a stelle e strisce.
Se Giorgia Meloni fosse una vera politica e non, come sempre accade con i politici italiani, una semplice ancella, politicamente parlando, dell’imperialismo statunitense, allora proverebbe a guardare verso Oriente, aprendo rapporti soprattutto con la Russia e con la Cina in chiave multipolare ed eurasiatista. Giorgia Meloni non lo fa e non lo farà mai, non solo perché — al di là di questa scaramuccia con Sir Trump — l’orientamento suo e del partito da cui proviene si caratterizza per un’ortodossa fede atlantista, a partire dalle squallide posizioni di Giorgio Almirante, traditore dello spirito e della lettera del mussolinismo, ma anche in ragione del fatto che l’Italia, poco cambia se con la destra o con la sinistra sulla plancia di comando, resta stabilmente una colonia di Washington.
Una colonia che brama di restare tale
Una colonia che brama di rimanere tale, se è vero come è vero che lo stesso Crosetto si è allarmato allorché Trump ha minacciato di ritirare le truppe americane dall’Italia. Anziché giubilare per la possibile fine dell’occupazione barbara della nostra patria, il giullaresco governo di Giorgia Meloni si allarma e chiede con deferenza di continuare a rimanere per sempre sotto la tutela della civiltà dell’hamburger.
Ebbene sì, la situazione è tragica senza però riuscire a essere seria.
RadioAttività, Lampi del Pensiero Quotidiano | Con Diego Fusaro










