Maturità 2026, attaccano Furedi senza averlo letto: la vergogna della cultura italiana

Si è generato un vero e proprio vespaio per il tema selezionato per la maturità di quest’anno, a partire da un brano del bellissimo libro di Frank Furedi, I confini contano, edito da Meltemi. Le critiche, come spesso accade, non affrontano nemmeno per sbaglio e tangenzialmente il tema in questione.

Si dirigono invece contro la figura dell’autore, in questo caso Frank Furedi, studioso di alto profilo, di formazione marxista e vicino in passato al governo ungherese di Viktor Orbán. I tanti stolti accusano Furedi per la sua vicinanza a Orbán, senza ovviamente aver letto un rigo della sua solida e poderosa produzione scientifica.

‘I confini contano’

Ho personalmente conosciuto Furedi, il quale mi invitò qualche anno addietro a un importante convegno svoltosi a Bruxelles sul tema della geopolitica, più precisamente sul rapporto tra Russia, Ucraina e Occidente. Il libro da cui è stata ricavata la traccia della maturità, dal titolo I confini contano, è uno splendido lavoro consacrato all’importanza del confine nell’epoca contemporanea della sua evaporazione.

La tesi di Furedi, in sostanza, è che i confini, lungi dal negare la relazione, la favoriscono in forme ordinate e regolamentate. Il quid proprium del confine, infatti, sta nel fatto che – spiega Furedi – esso fa sì che la relazione si sviluppi in una forma tale per cui ciascuna identità entra in contatto con l’altra senza soverchiarla e insieme senza rinunciare a sé. Tutto il contrario, dunque, dello sconfinamento capitalistico del mondo borderless, ove l’impero del tecnocapitale si espande e si estende imponendosi al mondo intero e neutralizzando ipso facto le culture e le identità.

Il confine, spiega Furedi, non è soltanto negazione dello sconfinamento ma anche del muro, il quale, lungi dall’essere un confine verticalizzato e materializzato, perverte la logica relazionale del confine e fa valere una opposta logica disgiuntiva. Detto altrimenti: se i confini pongono in relazione, i muri fanno valere la disgiunzione totale.

I critici di Furedi avrebbero dovuto prendere in esame le sue tesi ma, come sempre, quando non si è in grado di attaccare il carme si attacca il poeta – ed è quello che è capitato anche a Frank Furedi. Il suo libro sui confini è un bellissimo lavoro che ci mostra l’importanza del confine come strumento della relazione regolamentata, come luogo dell’incontro – secondo quanto suggerisce la parola stessa confine, che dice cum finis: il luogo in cui finisce un’identità poiché ne inizia un’altra, luogo di condivisione fra identità differenziate.

Radioattività – Lampi del pensiero quotidiano con Diego Fusaro