Nei giorni scorsi un drone ha colpito un palazzo in Romania. E come da copione, il coro unificato del pensiero unico europeisticamente corretto ha tuonato immediatamente contro la Russia di Putin, indicandola come necessaria responsabile dell’accaduto. Nessuna prova, nessuna indagine, nessun dubbio: il colpevole era già pronto prima ancora che si raccogliessero i fatti.
Mosca chiede le prove. Bruxelles non ne ha bisogno
La Russia, per parte sua, ha risposto con una cautela che dovrebbe essere la norma di qualsiasi ragionamento civile: ha chiesto le prove, ha chiesto di poter esaminare i resti del drone per accertare le responsabilità. Una posizione metodologicamente ineccepibile. Per l’Unione Europea, evidentemente, tutto ciò è superfluo. La colpa deve essere attribuita alla Russia di Putin. Sempre, comunque, a prescindere dall’evidenza.
L’obiettivo è invariato: presentare la Russia come il nemico irriducibile dell’Europa, per preparare millimetricamente l’opinione pubblica europea — manipolata con crescente sistematicità — alla guerra contro Mosca. Una guerra che gli euroinomani delle brume di Bruxelles stanno alacremente preparando da tempo: con le loro ridicole piazze a sostegno del riarmo, con i loro demenziali programmi di ReArm Europe, formula impiegata da Ursula von der Leyen, vestale dei mercati apatridi, sacerdotessa del turbocapitalismo sans frontières.
L’Ucraina nell’UE: un altro passo verso il conflitto
Il fatto che gli austerici di Bruxelles vogliano condurre l’Ucraina di Zelensky — l’attore NATO, il guitto di Kiev — nei perimetri dell’Unione Europea segnala in maniera inconfutabile come l’Europa si stia adoperando in ogni modo per occasionare la guerra con la Russia, fingendo però, con somma ipocrisia, che sia Mosca a volerla.
Il meccanismo è, nella sua perversione, di una semplicità disarmante: l’Unione Europea vuole a tutti i costi la guerra con la Russia di Putin, ma finge ipocritamente che a volerla sia quest’ultima. In modo da poter vendere all’opinione pubblica tecno-narcotizzata e teledipendente l’idea che la guerra contro la Russia sia una guerra difensiva contro un aggressore cinico, spietato e irriducibile. Insomma: il capolavoro dell’ideologia.
Draghi e il canovaccio che non cambia
Anche Mario Draghi, in questi giorni, si è avventurato ad asserire che, qualora vi fosse una crisi alimentare, la colpa sarebbe necessariamente della Russia di Putin. Torna invariato il solito schema. Cambia la notizia, il colpevole resta sempre lo stesso.
La cosa straordinaria, tuttavia, non è l’esistenza di questo canovaccio tragicomico. È invece il fatto che molti, troppi capita insanabilia in Europa si bevano questa narrazione manicomiale e pensino davvero che a volere la guerra sia la Russia di Putin. Questo è il dato che dovrebbe inquietare più di ogni altro: non chi costruisce il messaggio, ma quanti lo ricevono senza filtrarlo.
Diego Fusaro, 5 giugno 2026










