Alla vigilia della trasferta di Lecce, valida per la 36ª giornata di Serie A, il tecnico della Juve Luciano Spalletti si è presentato in conferenza stampa con il consueto mix di analisi tattica, autocritica e riflessioni quasi esistenziali. L’ex CT della Nazionale ha parlato della reazione attesa dalla squadra dopo l’ultimo turno, della corsa Champions e anche delle possibili scelte di formazione, senza chiudere la porta a un ritorno da titolare di Dusan Vlahovic.

Spalletti ha spiegato che la Juventus vuole ripartire dagli aspetti positivi mostrati nell’ultima gara, sottolineando come anche la reazione del pubblico dell’Allianz Stadium abbia lasciato segnali incoraggianti:

Vogliamo ripartire dalla fine della partita precedente. Se uno stadio come l’Allianz, abituato a vincere le partite, applaude dopo un risultato contro una squadra da battere, è segno che non è stato tutto da buttare via. Vogliamo riproporre una prestazione, cose fatte bene ma che non hanno avuto l’esito ricercato. Lo sbaglio sarebbe vederci della sfortuna, non dobbiamo commettere questo errore. Conosco il Lecce e l’esperienza di Corvino, quella di Di Francesco, hanno una società che investe“.

Sul possibile impiego dal primo minuto di Vlahovic, il tecnico bianconero ha lasciato aperta ogni opzione:

Vlahovic titolare? Può essere, ci sono ancora delle ore ma è una considerazione giusta e vediamo se tutto procede bene fino a domani sera. Non carichiamolo troppo di responsabilità“.

Spalletti ha poi parlato della situazione della squadra nella corsa europea, spiegando come il margine d’errore si sia ormai ridotto al minimo:

Ci siamo tolti qualche possibilità, perché prima era più larga a livello di alternative, per certi versi però, è anche un po’ chiara perché ce n’è solo una e non rischi di arrivarci avendo dubbi sui propri comportamenti. Dobbiamo essere definitivi nelle scelte e nelle intenzioni, saper considerare questo momento e dare il massimo in questi novanta minuti. C’è questa porta, poi altre due e le dobbiamo aprire“.

Lecce-Juve, Il “pensiero” di Spalletti: tra dolore, coraggio e responsabilità

Non è mancato il passaggio motivazionale in pieno stile Spalletti, con il tecnico che ha insistito sul valore della sofferenza e della responsabilità: “In momenti come questi, quello di cui c’è bisogno è la responsabilità perché è la sofferenza a dartela. Questa settimana abbiamo sofferto, le certezze sono rappresentate dall’impegno dei ragazzi che vedo da quando sono arrivato. Quando non si vince dentro questo spogliatoio si sta male, la squadra ha un dolore e questo ti insegna delle cose. Ho visto bene in faccia i ragazzi: sono convinto che avranno una reazione. Il carattere viene fuori quando qualcosa non ti va bene e devi ribaltarlo“.

Spalletti ha chiesto una Juventus aggressiva e senza paura, invitando i suoi a giocare con coraggio e intensità: “È sempre un’intenzione che fa la differenza. Dobbiamo consumarlo quel pallone e ribaltare il campo. Serve fare cose forti, spaccare il ritmo e la gestione. Ci vuole gas a tavoletta e prendersi dei rischi. C’è soltanto da esprimere, non da gestire. È chiaro che bisogna anticipare tutto, ma è una questione che può assomigliare alla paura travestita da prudenza. Noi dobbiamo giocare a viso aperto e strappare risultati fondamentali per noi“.

Poi la frase destinata inevitabilmente a diventare virale sui social, a metà tra aforisma e lezione di vita: “Credere di essere forti non nasce quando tutto va al meglio, ma quando niente ha senso. Devi andare contro le avversità, abbiamo tutto nelle nostre mani, non bisogna farsi condizionare dai ragionamenti e dalle opinioni. Sono molto soddisfatto della squadra, sicuramente ci sono momenti che fanno la differenza e ce li siamo persi. Magari per una girata di testa in ritardo, un anticipo, un mancato intuito. Queste cose ci hanno penalizzato, ma la squadra è sempre stata seria e responsabile. Un comportamento da gente da Juventus“.

La corsa Champions, il confronto con l’Inter e il caso Openda

Sulla lotta Champions, il tecnico ha evidenziato quanto contino mentalità ed episodi nei momenti decisivi della stagione:

“Nella volata Champions c’è un po’ di tutto: c’è carattere, pressione, gioco di squadra e interpretazione dei momenti. Ora si dice che il calcio è uno sport a basso punteggio e quando lo è significa che è determinato dall’episodio. Dovremo essere bravi a direzionare il vento che c’è dentro la partita: può aiutarti a spingere più forte. La pressione è un ambiente naturale per noi. Giocare una partita così è normale, abbiamo già giocato gare così, ma in questi momenti uno riesce a individuare il momento fondamentale“.

Spalletti ha anche fatto un confronto con l’Inter, riconoscendo il lavoro costruito dai nerazzurri negli ultimi anni e parlando del percorso di crescita ancora necessario per la Juventus:

Non so fare un paragone con l’Inter. Loro si sono costruiti in maniera corretta negli ultimi anni, noi un po’ meno. Non è il dettaglio di una partita, ma l’analisi di un periodo. Serve anche esperienza, noi possiamo crescere a livello di squadra, ci sono potenzialità e abbiamo fatto passi importanti. Penso che molto di squadra rimarrà la stessa, quindi nella testa devono essere convinti che faranno parte del futuro. Non si può stravolgere completamente una squadra, ne parleremo meglio a fine anno ma tutti dobbiamo metterci di più. Serve una gestione unica per essere trascinati nella direzione dove si vuole andare. Quello che mi interessa che capiscano è che come squadra siamo a buon livello, ma c’è da migliorare e che molti resteranno in gruppo“.

Infine, una battuta anche sul poco utilizzo di Openda, definito comunque un professionista impeccabile: “Openda è sparito? È un altro degli errori che ho commesso. Devo scegliere ma qualcosa mi perdo di sicuro. Si sta impegnando bene, è micidiale per professionalità. Non l’ho fatto giocare perché ho pensato che gli altri potessero darmi risultati migliori“.

Ancora una volta, la conferenza stampa di Spalletti è andata ben oltre il semplice pre-partita: tra tattica, autocritica e massime motivazionali, il tecnico bianconero ha regalato l’ennesima lezione di “calcio filosofico”.

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