Nello Studio Ovale, con la consueta brutalità retorica che ormai scandisce i rapporti transatlantici, Donald Trump ha lanciato la sua ennesima granata contro gli alleati europei. “L’Italia non è stata di alcun aiuto. E la Spagna è stata terribile, assolutamente terribile”. Alla domanda di una giornalista – se stesse valutando anche per Roma e Madrid lo stesso disimpegno militare già minacciato alla Germania – il presidente americano ha risposto con una sola parola: ‘Probabilmente’.
In Italia sono stanziati circa 13mila militari americani in servizio attivo, distribuiti tra le basi di Aviano, Vicenza, Ghedi, Pisa, Napoli, Gaeta, Sigonella e Niscemi. A questi si aggiungono i 21mila uomini della Sesta Flotta della US Navy, con quaranta navi e 175 aerei da combattimento. In Spagna, tra Rota e Morón, sono presenti altri 4mila soldati. Si tratta di uno dei dispositivi militari più imponenti mai costruiti fuori dai confini americani, eredità diretta della Seconda guerra mondiale e pilastro della sicurezza euro-atlantica da ottant’anni.
La scintilla: il no a Sigonella
La rottura ha radici precise. A fine marzo, il governo italiano ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base di Sigonella per far decollare due caccia armati diretti in Medio Oriente, nell’ambito del conflitto con l’Iran. Una decisione sovrana, ma che a Washington è stata interpretata come un tradimento. Trump non ha dimenticato. E non ha perdonato.
«Guardate il livello di assistenza che ci stanno dando – ha tuonato il presidente – Hanno usato lo Stretto di Hormuz, mentre noi non lo usiamo. Eppure a noi non ci hanno aiutato».
La logica trumpiana è semplice, brutale: chi non è con me in guerra non merita la mia protezione in pace.










