Il 76° Congresso della FIFA, tenutosi a Vancouver, si è concluso con un episodio di forte tensione sul palco principale. Il presidente Gianni Infantino ha tentato un gesto simbolico di riconciliazione tra le federazioni di Palestina e Israele, ma il risultato è stato opposto a quello sperato.

Infantino chiama i due delegati sul palco

Durante la sessione finale, Infantino ha invitato Jibril Rajoub, presidente della Federazione Palestinese di Calcio, e Basim Sheikh Suliman, vice-presidente della Federazione Israeliana, a posare insieme per una foto e a stringersi la mano. L’obiettivo dichiarato era lanciare un messaggio di unità nello sport. Rajoub ha però rifiutato di avvicinarsi e di stringere la mano al delegato israeliano. “Stiamo soffrendo!”, dice alla sala ammutolita. Infantino ha provato a mediare, rivolgendosi direttamente ai due: “Abbiamo gli stessi diritti, doveri e obblighi come membri FIFA. Lavoriamo insieme per la speranza dei bambini“.

L’appello di Infantino e la risposta palestinese

Il numero uno della FIFA ha insistito sul tema dei bambini, citando il prossimo torneo Under-15 aperto a tutte le 211 federazioni: “Facciamolo per loro, per dare speranza“. Nonostante l’appello, Rajoub ha mantenuto la distanza, lasciando la sala in un clima di evidente imbarazzo. Poco dopo, intercettato dai giornalisti fuori dal congresso, il delegato palestinese ha spiegato le ragioni del rifiuto con parole dirette: “Potrei stringere la mano a qualcuno che rappresenta un governo fascista e razzista, e che difende persino le politiche di quel governo? Non credo di dovergli stringere la mano. Non credo proprio. Non credo che sia un partner qualificato per me. Pur comprendendo e riconoscendo che la Federazione israeliana ha il diritto di organizzarsi e sviluppare lo sport, ma entro i propri confini riconosciuti a livello internazionale. Era pronto a dirlo anche per i palestinesi? Per favore. È ora.