Garlasco e Hantavirus: “C’è un punto comune in cui la narrazione sta cadendo” | Avv. Giuseppe Di Palo

Il caso Garlasco è tornato prepotentemente al centro del dibattito mediatico. Da un lato c’è Alberto Stasi, condannato in via definitiva e in carcere dal 2015. Dall’altro c’è la Procura di Pavia, che oggi indica in Andrea Sempio un possibile altro responsabile. Un cortocircuito giudiziario che la stampa non può ignorare — ma che secondo l’avvocato Giuseppe Di Palo sta gestendo in modo “veramente tossico.”
“Si è detto tutto e il contrario di tutto. Persone che all’epoca condannavano Stasi prima ancora della sentenza, oggi si battono per la sua innocenza e puntano il dito contro Sempio. Probabilmente stiamo facendo gli stessi errori che sono stati fatti all’epoca con Stasi. Quel dito facile ce lo dobbiamo mettere in tasca, perché il rischio è di rovinare non solo la vita delle persone coinvolte, ma soprattutto di andare a toccare in maniera del tutto arbitraria e illecita la memoria di una ragazza morta dal 2007.”
Il problema, ha sottolineato Di Palo, è strutturale: “la stampa seleziona accuratamente gli elementi per portare avanti questo tipo di narrazione. E il pubblico conosce esclusivamente ciò che gli viene propinato.”

Hantavirus: la notizia, la smentita

L’episodio che ha scatenato la riflessione sul secondo tema è emblematico. Una nota testata ha pubblicato la notizia di un paziente sintomatico ricoverato allo Spallanzani — salvo correggere cinquanta minuti dopo: non era il paziente ad essere ricoverato, ma i suoi campioni biologici. Una differenza tutt’altro che marginale, sia sul piano medico che su quello della percezione pubblica.
Per Di Palo la dinamica è la stessa di Garlasco: “la ragione per cui si vuole essere così rapidi è che uscire per primi significa avere maggiore traffico, quindi maggiore flusso pubblicitario, e quindi più soldi. E questo porta a commettere errori.”

Il patto sociale con i lettori

Al di là dei singoli episodi, c’è un tema da inquadrare: “il diritto di essere informati si nutre attraverso il lavoro dei giornalisti. Se i giornalisti non verificano in maniera attenta quello che scrivono, vengono meno al loro dovere, ma soprattutto vengono meno rispetto a un patto sociale stabilito all’interno della Costituzione — con lo Stato e soprattutto con le persone che devono essere informate.”
Le conseguenze, ha concluso Di Palo, non sono mai neutre: “una cattiva informazione genera nelle persone errate convinzioni rispetto a fatti che le preoccupano. In alcuni casi le conseguenze sono banali. In altri possono essere disastrose.”