Esiste un’Italia che i giornali raramente raccontano. Non è quella della Banca Centrale Europea, dei titoli di Stato o dei grandi gruppi finanziari. È l’Italia dei piazzali industriali, dei laminati, dei capannoni dove sessanta famiglie guadagnano da vivere trasformando acciaio. È l’Italia di Arezzo, di mille altri luoghi che non fanno scoop ma tengono in piedi il paese.
Ho incontrato Francesco Biagini, socio e amministratore della EB Metal, uno dei 3 membri del CdA. Qui si produce, si tocca la materia, si spedisce nel mondo. Non si gestiscono posizioni finanziarie, non si movimentano fondi.
Eppure il racconto dominante sull’economia italiana ignora quasi completamente questo tessuto. Le micro e piccole imprese vengono citate perlopiù come un problema strutturale piuttosto che come la spina dorsale di un sistema che esporta, innova e crea occupazione ogni giorno. Si parla sempre del grande, del sensazionale, della corporazione che evade o del manager con la Ferrari. Il piccolo non fa notizia. E allora sembra che non esista.
La realtà è diversa. Aziende come questa passano le giornate non a lamentarsi della burocrazia, ma a pianificare investimenti a cinque anni, a ragionare di mercati esteri, a costruire strategie di crescita. È un’Italia silenziosa, concreta, un po’ schiva. Forse anche troppo: il campanilismo, la difficoltà a fare sistema, restano limiti reali. Ma sono i limiti di qualcuno che produce, non di qualcuno che assiste.
Questa intervista è un piccolo tentativo di restituire voce a quella realtà.










