Da una chiacchierata è scaturita una approfondita intervista: abbiamo parlato con Pietro Schettino, Mental Coach sportivo, ideatore del protocollo “Allena il Risultato”. Un viaggio fatto di scoperta, crescita ed evoluzione per capire perché il talento fisico, da solo, non basta più.
Il Progetto “Allena il Risultato”: Da dove nasce l’esigenza di codificare un metodo per l’allenamento della mente?
Il protocollo ‘Allena il Risultato’ nasce da un’esigenza pratica e profonda che ho vissuto in prima persona in oltre quarant’anni anni di tatami. Nel Karate, così come in ogni altra disciplina sportiva, arriva un momento in cui la perfezione tecnica e la preparazione fisica, da sole, non sono più sufficienti per fare la differenza. Ho visto atleti dotati di un fisico straordinario crollare inesorabilmente nei momenti decisivi. Il motivo è che la partita più complessa non si gioca contro l’avversario fisico, ma nella nostra mente: è quello che definisco l’Inner Game, ovvero il gioco interiore.
Unendo la mia esperienza da atleta e coach della Nazionale con vent’anni di formazione manageriale, ho strutturato un percorso in sei passi. Non si tratta di semplice ‘pensiero positivo’, ma di un sistema misurabile e scientifico per silenziare i dubbi, gestire le interferenze interne e far emergere il vero potenziale dell’atleta, trasformando la pressione da ostacolo a carburante.
Il mental coaching: perché è cruciale e funzionale oggi, in qualsiasi sport?
Oggi la preparazione atletica e tecnica ha raggiunto standard altissimi e trasversali; le differenze fisiche tra gli atleti di vertice sono spesso millimetriche. Ciò che fa realmente pendere l’ago della bilancia è la lucidità mentale. Utilizzo spesso una formula matematica molto chiara: la Performance è il risultato del Potenziale meno le Interferenze. Il potenziale è il talento, la forza, le ore spese in allenamento. Le interferenze sono l’ansia, la paura del fallimento, quella voce interiore giudicante – che chiamo ‘Sé 1’ – che irrigidisce il corpo proprio quando dovrebbe essere fluido e reattivo. Se non si allena la mente a gestire queste interferenze, il potenziale viene drasticamente ridotto. A parità di preparazione, vince chi possiede la mente più focalizzata. Il talento non è un dono innato e immutabile, ma una competenza che richiede un allenamento quotidiano.
Parliamo di atleti in età evolutiva, diciamo la fascia dai 14 ai 20 anni: quanto è importante intervenire presto?
La fascia d’età compresa tra i 14 e i 20 anni rappresenta un periodo di trasformazione esplosiva. I ragazzi stanno forgiando la loro identità, non solo sportiva ma umana. In questa fase delicata, le pressioni esterne – amplificate dai social media, dalle aspettative degli adulti e dal confronto costante con i coetanei – possono trasformarsi in un macigno insostenibile. Molti talenti giovanili si perdono proprio in questo snodo cruciale, spesso per burnout o per la perdita della gioia intrinseca del gioco. Introdurre il mental coaching a questa età significa fornire loro una vera e propria ‘cassetta degli attrezzi’ per la vita. Insegnare a un sedicenne a gestire il proprio dialogo interno e a non far dipendere il proprio valore personale dal risultato di una gara, significa costruire non solo un atleta più resiliente, ma un adulto più solido e consapevole.
La Sinergia Atleta-Tecnico-Genitore: come costruire l’ambiente vincente?
Questo è uno dei pilastri fondamentali del mio metodo, la fase che definisco ‘Faccio Squadra’. Molto spesso, l’atleta va in confusione perché riceve messaggi diametralmente opposti: il tecnico richiede concentrazione sul gesto atletico, mentre il genitore trasmette l’urgenza di vincere a tutti i costi. Questa dissonanza genera interferenze mentali paralizzanti. Il genitore non deve limitarsi a essere uno spettatore passivo, ma non deve nemmeno trasformarsi in un secondo allenatore. Il suo ruolo vitale è quello di offrire un supporto incondizionato, rappresentando un ‘porto sicuro’ in cui il ragazzo si senta valorizzato a prescindere dal punteggio. Quando il genitore impara a separare le proprie aspettative dal percorso del figlio, aiutandolo a interpretare la sconfitta come un semplice feedback costruttivo, diventa il primo e più prezioso ‘allenatore mentale’ dell’atleta.
Dal Campo alla vita quotidiana: le soft skills del Mental Coaching?
Le abilità mentali allenate nello sport sono universali e completamente trasferibili. Lo sport funge da straordinario acceleratore e da metafora della vita stessa. Se un giovane impara a governare l’ansia prima di una finale di campionato, saprà utilizzare le medesime tecniche per affrontare con serenità un esame universitario o un colloquio di lavoro. Imparare a definire obiettivi chiari (il metodo SMART), a rialzarsi dopo un errore senza cadere nell’autocritica distruttiva, a comunicare efficacemente all’interno di un gruppo, sono tutte soft skills che nel mondo professionale e nelle relazioni sociali fanno un’enorme differenza. Stiamo allenando la resilienza e la capacità di mantenere il focus sotto pressione: competenze che formano professionisti migliori e persone più equilibrate.
Il principale obiettivo?
Quello di formare persone capaci di gestire vittoria e sconfitta. La carriera sportiva, per quanto brillante, ha una durata limitata. Ciò che resta, per tutta la vita, è la persona. Se leghiamo l’intera nostra identità e il nostro valore esclusivamente alla medaglia, il giorno in cui la carriera termina o arriva una sconfitta pesante, rischiamo il crollo psicologico.
Il mio obiettivo finale non è ‘fabbricare’ campioni in laboratorio, ma insegnare all’atleta come ‘digerire il risultato’. La vittoria va celebrata, certamente, ma la sconfitta va analizzata in modo lucido e oggettivo, spogliandola del senso di fallimento personale. Quando impari a considerare la sconfitta unicamente come un’informazione utile per correggere la rotta, diventi invincibile. Non perché vincerai sempre, ma perché nessuna sconfitta avrà il potere di distruggerti. Il vero traguardo del mental coaching è formare uomini e donne capaci di affrontare le sfide della vita con coraggio: questo è l’oro più prezioso che possiamo conquistare.










