“Abbiamo visto gli esami: la dipendenza social sta per diventare emergenza sanitaria” | On. Brambilla

Il 14 aprile scorso, per la prima volta nella storia del Parlamento italiano, su impulso della presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, Michela Vittoria Brambilla, i ragazzi sono stati protagonisti di un’audizione su un tema di strettissima attualità: il rapporto tra i più giovani e il web. L’appuntamento si è tenuto martedì 14 aprile presso l’Aula del III piano di Palazzo San Macuto, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’impatto di internet e delle nuove tecnologie sulla salute psicofisica dei minori. Una delegazione di sette ragazzi e ragazze coinvolti nelle attività di partecipazione dell’UNICEF ha portato sul tavolo temi come dipendenza digitale, isolamento sociale, cyberbullismo ed esposizione a contenuti inappropriati.

I danni al cervello: cosa dicono gli studi

Le scansioni cerebrali di soggetti con dipendenza digitale rivelano danni nelle stesse aree colpite nel cervello di chi fa abuso di droghe: si osserva una degradazione della sostanza bianca nelle regioni che controllano emozioni, attenzione e processi decisionali. I social media sono progettati per sfruttare il meccanismo dopaminergico: ogni like, commento o nuovo contenuto provoca un rilascio di dopamina, generando un ciclo di feedback che può portare a una vera dipendenza comportamentale, simile a quella indotta da sostanze o dal gioco d’azzardo.

Il commento dell’On. Brambilla

L’onorevole Brambilla ha illustrato le evidenze raccolte dalla Commissione in diretta ai nostri microfoni. “Mi sembrava veramente paradossale – dice a Lavori in Corso – che noi, che poi dobbiamo fornire a governo e parlamento prezioso materiale di lavoro, guardassimo con gli occhi nostri e non ascoltassimo la voce di chi invece vive dei nativi digitali, di coloro che ogni giorno si confrontano con questa realtà in prima persona. I ragazzi dicono chiaramente: la mamma non la ascoltano, figurati la prof. L’unica agenzia educativa sono loro stessi. Dobbiamo organizzare momenti di formazione condotti da ragazzi, perché l’unico modo per agganciarli è il rapporto tra di loro”.

“Non ha nessun senso regolamentare i social a un 16enne: oggi è già un adulto. Il problema sono i bambini di 8, 9 anni, perché chi cade nelle challenge sono sempre i preadolescenti. Abbiamo avuto in audizione esperti del Bambin Gesù e di altri ospedali romani che ci hanno portato gli esami strumentali fatti sull’encefalo di ragazzini affetti da dipendenza digitale. I danni rilevati erano sovrapponibili a quelli creati dalla cocaina. Hanno mostrato, una accanto all’altra, due PET: una di un soggetto con dipendenza da cocaina e una di un ragazzino con dipendenza digitale. I danni erano identici“.

“Il meccanismo dello scroll verticale è stato mutuato dalla flow machine: ti dà un senso di infinito e da lì arriva la dipendenza digitale, che è un dato oggettivo. Come tutte le cose, è una questione di uso o abuso”.