
Nel dibattito pubblico sulla riforma della giustizia la domanda è sempre la stessa: questa riforma indebolisce la magistratura? Se si guarda esclusivamente al contenuto della riforma sottoposta al voto dei cittadini, non emergono norme che riducano il potere della magistratura.
Abbiamo fatto il punto in diretta con l’Avv. Giuseppe Di Palo.
Punti salienti
È vero che alcune dichiarazioni politiche hanno fatto pensare a possibili interventi futuri più incisivi sul sistema giudiziario. Ma questo riguarda eventuali riforme successive. Restando invece al perimetro della riforma su cui i cittadini sono chiamati a esprimersi, non ci sono elementi che facciano pensare a un indebolimento dell’ordine giudiziario. Per capire il cuore del problema bisogna però fare un passo indietro.
Negli ultimi decenni il sistema processuale italiano ha cambiato profondamente impostazione: Con la riforma del codice di procedura penale e con la modifica costituzionale del 1999, il legislatore ha progressivamente abbandonato il modello di processo inquisitorio per avvicinarsi a un modello accusatorio, spesso definito ‘processo di parti’.
Immaginiamolo come un triangolo: al vertice c’è il giudice, alla base ci sono pubblico ministero e difesa. Il giudice deve essere terzo e imparziale rispetto alle parti. Terzietà e imparzialità non sono la stessa cosa. L’articolo 111 della Costituzione stabilisce che il giudice deve essere ‘terzo e imparziale’. Non è una ripetizione dello stesso concetto. Imparzialità significa non avere un interesse nella causa. Terzietà significa essere strutturalmente equidistanti dalle parti.
Oggi infatti giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine della magistratura. Seguono percorsi di carriera simili e sono sottoposti allo stesso organo di autogoverno.
Secondo i sostenitori della riforma, questa struttura rischia di mettere in discussione, almeno sul piano teorico o della percezione esterna, la piena terzietà del giudice nel processo. Per questo motivo, secondo questa impostazione, una riforma sarebbe quantomeno necessaria per rendere coerente il sistema con il principio costituzionale di terzietà.
Il punto finale: informarsi prima di votare
Il confronto resta naturalmente aperto e le critiche sono legittime, purché non diventino posizioni puramente ideologiche. Il punto fondamentale resta uno: informarsi ascoltando tutte le posizioni. Solo così ogni cittadino può formarsi un’opinione consapevole e scegliere cosa votare.









