Tutti per Pizzaballa: politica in subbuglio, il resto non conta | Con Giorgio Bianchi e Andrea Zohk

Il caso del cardinale Pizzaballa, a cui è stato impedito di celebrare messa, ha avuto l’effetto immediato di scuotere la politica italiana da una certa inerzia. Sono arrivate prese di posizione ufficiali: una dichiarazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il richiamo dell’ambasciatore da parte del ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Giorgio Bianchi e l’accademico Andrea Zohk hanno analizzato la questione in diretta.

Strabismo politico

Si tratta, senza dubbio, di un fatto grave. Eppure, se inserito nel quadro più ampio di quanto sta accadendo in Medio Oriente, appare come un episodio che solleva interrogativi sulla selettività delle reazioni politiche.
Nelle stesse ore, infatti, si registrano eventi ben più drammatici che sembrano ricevere un’attenzione assai minore. Un peacekeeper dell’ONU, di nazionalità indonesiana e appartenente alla missione UNIFIL in Libano, è stato ucciso. In precedenza, anche contingenti italiani impegnati nella stessa missione erano stati attaccati. Episodi che, al di là di qualche reazione isolata, non hanno prodotto conseguenze politiche rilevanti. Analogamente, operatori umanitari italiani sono stati aggrediti e derubati in Cisgiordania da coloni locali, senza che a ciò seguisse una risposta significativa.

Il contrasto appare evidente: da un lato, una forte mobilitazione istituzionale per un atto simbolico, come la celebrazione di una messa; dall’altro, una sostanziale inerzia di fronte a episodi di violenza diretta che coinvolgono militari e civili italiani. Una discrepanza che solleva interrogativi su quello che può essere definito uno ‘strabismo’ politico.