…mentre ti chiedi che carriera avrebbe fatto Berardi se avesse fatto scelte meno convenzionali, Conceição infila uno slalom dietro l’altro tra paletti di parastinchi – apparecchiando anche il suggerimento per il diagonale da 1 – 0 di Yildiz – e McKennie lo trovi esattamente là dove te lo aspetti nello sviluppo di ogni azione.

Lungi dallo sfiorare vette di spettacolarità assolute, la gara è vivace perché il Sassuolo non è sceso allo Stadium da spettatore “non giocante” come qualcuno supponeva. Gli uomini di Grosso serrano le linee quando è la Juventus a muovere il pallone, si distendono in avanti a tre o quattro tocchi quando Madama presta il fianco per il break. Da manuale il gol del pareggio emiliano, coralità a pelo d’erba suggellata da Pinamonti.

A ridosso dell’ora di gioco Spalletti si lamenta che per il tempo che il Sassuolo fa evaporare tra cambi e interruzioni varie, sapendo che in realtà il tempo realmente dissipato è quello che i suoi spendono nell’avvolgere la trequarti senza pizzicare due ciuffi d’erba liberi in sequenza.

– Maria apro la busta – ha la tentazione di dire più di un tifoso bianconero quando rivede a bordo campo Vlahovic e Milik assieme, come due parenti smarriti dai tempi del COVID.

Potrebbero i bianconeri arrivare con la mano di Idzes laddove non riescono con i piedi dello sterile fraseggio? Murić si prende sottobraccio il rigore di Locatelli, esibendo poi altri interventi che gli lasciano sui guanti stigmate miracolose.

Dopo sei minuti di recupero a colpi di cross juventini e contraerea sassolese, con qualche corner a favore degli emiliani che vanno a sincerarsi che Perin sia ancora in fase di veglia, al triplice fischio l’esultanza dei tifosi neroverdi presenti nel settore ospiti è coperta dalle grida di soddisfazione che arrivano da Como.