L’attacco statunitense in Venezuela e la successiva cattura di Nicolás Maduro hanno aperto una fase di controllo diretto e temporaneo del Paese da parte degli Stati Uniti, con Donald Trump deciso a imprimere una svolta netta sul piano politico, militare ed economico. Al centro della strategia della Casa Bianca c’è soprattutto il petrolio, indicato apertamente dal presidente americano come la chiave per il futuro del Venezuela e come uno degli obiettivi principali dell’intervento.
Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, Trump non ha usato mezzi termini. “Abbiamo noi il controllo del Venezuela”, spiegando che agli Stati Uniti serve “l’accesso totale al petrolio e alle altre risorse del Paese per poterlo ricostruire”. Secondo il presidente, prima di qualsiasi passaggio elettorale è necessario ristabilire l’ordine: “È troppo presto per parlare di elezioni, prima dobbiamo stabilizzare il Venezuela”. Un messaggio che chiarisce come Washington intenda muoversi in una fase iniziale di supervisione politica ed economica.
Il riferimento al petrolio non è casuale. Il Venezuela detiene le maggiori riserve di greggio al mondo, ma la produzione è crollata negli ultimi anni. Trump ha lasciato intendere che il rilancio del settore energetico sarà il perno della nuova fase. Questo, anche per ridimensionare la presenza di Russia e Cina, da tempo presenti nel settore energetico del paese sudamericano. Non a caso ha sottolineato che la situazione attuale è diventata una questione di sicurezza nazionale, ribadendo più volte che gli Stati Uniti “non possono permettere che Paesi ostili controllino risorse così strategiche”.
Venezuela-Trump, reazioni internazionali e crescenti tensioni regionali
La linea americana ha provocato reazioni dure. La Cina ha parlato di uno scenario “inaccettabile”. “Non abbiamo mai creduto che un Paese potesse fungere da polizia del mondo”, ha avvertito il Ministro degli Esteri Wang Yi, aggiungendo che “la sovranità e la sicurezza di tutti i Paesi dovrebbero essere pienamente protette dal diritto internazionale”. Parole che riflettono le preoccupazioni di Pechino, partner economico chiave di Caracas e grande acquirente di petrolio venezuelano.
Anche in America Latina la tensione cresce. Trump ha attaccato duramente la Colombia, accusando il presidente Gustavo Petro di legami con il narcotraffico e sostenendo che nel Paese esistono “fabbriche e stabilimenti di cocaina”. Petro ha replicato pubblicamente: “Non sono un presidente illegittimo, né un narcotrafficante”, chiedendo agli Stati Uniti di “smettere di calunniarmi”.
Venezuela, l’indiscrezione del Washington Post su Machado e la “rosicata” di Trump per il Nobel
In questo quadro dominato da petrolio, sicurezza e potere, emerge un retroscena dal sapore personale. Secondo un’indiscrezione del Washington Post, Trump avrebbe deciso di non sostenere Maria Corina Machado (figura di spicco dell’opposizione al Governo targato Maduro) come possibile leader ad interim del Venezuela per via della sua scelta di accettare il Premio Nobel per la Pace. Una decisione che avrebbe irritato il presidente americano, convinto di meritare lui stesso il riconoscimento.
Secondo le fonti citate dal quotidiano, nemmeno i tentativi della Machado di lodare Trump sarebbero bastati. “Se lei avesse rifiutato e detto: ‘Non posso accettarlo perché è di Donald Trump’, oggi sarebbe la presidente del Venezuela”, avrebbe confidato una delle fonti. Un dettaglio che, al di là dell’aneddoto, racconta quanto orgoglio personale e calcolo politico possano intrecciarsi nelle scelte della Casa Bianca.
Rodríguez e Musk: dialogo e tecnologia
Dall’altra parte, la neo-eletta presidente ad interim Delcy Rodríguez ha cercato di smorzare i toni, chiedendo un rapporto “equilibrato e rispettoso” con Washington e invitando gli Stati Uniti a “collaborare su un programma di cooperazione mirato allo sviluppo condiviso”.
“Presidente Donald Trump – ha affermato sul suo canale Telegram ufficiale – il nostro popolo e la nostra regione meritano pace e dialogo, non guerra. Questa è sempre stata la posizione del presidente Nicolás Maduro, ed è la posizione di tutto il Venezuela in questo momento. Il nostro Paese aspira a vivere senza minacce esterne, in un clima di rispetto e cooperazione internazionale – ha detto ancora. Crediamo che la pace globale si costruisca garantendo innanzitutto la pace di ogni nazione. Invitiamo il governo degli Stati Uniti a lavorare insieme su un programma di cooperazione. Orientato allo sviluppo condiviso, nel quadro del diritto internazionale, e a rafforzare una duratura convivenza comunitaria“, ha dichiarato la presidente ad interim.
Sul fronte tecnologico, Elon Musk ha rilanciato l’impegno di Starlink in Venezuela, scrivendo: “A sostegno del popolo venezuelano” e assicurando che “la prosperità attesa da tempo sta arrivando per il popolo venezuelano”.











