La cattura di Nicolás Maduro e l’intervento statunitense in Venezuela hanno riacceso il dibattito sul rispetto del diritto internazionale, sul ruolo degli Stati Uniti in America Latina e, più in generale, sull’uso selettivo delle regole nelle relazioni internazionali. Tra reazioni contrastanti, propaganda e letture opposte della realtà venezuelana, emerge una domanda di fondo: esiste davvero un criterio condiviso nel giudicare queste operazioni, o il diritto internazionale viene applicato a geometria variabile?
Diritto internazionale: facciamo chiarezza
Nel corso degli anni, le presunte violazioni del diritto internazionale sono state numerose e, nella maggior parte dei casi, giustificate o tollerate dalla comunità occidentale. Fanno eccezione solo alcune, come quelle attribuite alla Russia. L’operazione in Venezuela si inserisce ora in questo solco, alimentando un nuovo scontro politico e narrativo.
Sui social e nei media circolano versioni profondamente diverse. Da un lato, una parte della popolazione venezuelana accoglie l’intervento statunitense come una liberazione, dall’altro c’è chi sostiene che, prima dell’operazione, le condizioni di vita fossero migliori di quanto oggi venga raccontato. Una polarizzazione che rende difficile distinguere i fatti dalla propaganda e lascia l’opinione pubblica in uno stato di forte incertezza.
Abbiamo analizzato la questione in diretta con Giorgio Bianchi:
“Chiaramente, se vai in Venezuela e parli con gli oppositori al governo, con persone che avevano proprietà poi nazionalizzate, con i ceti medio-alti, ti diranno: benvengano gli Stati Uniti, benvenga l’Occidente che finalmente ci libera dalle dittature. Se invece parli con le popolazioni degli strati più bassi, che sono state tolte dalla povertà e nei confronti delle quali sono state attuate politiche di adeguamento salariale e altro, loro ti diranno che il governo bolivariano ha migliorato la loro condizione di vita.
Poi dobbiamo sempre ricordarci che questi sono Paesi che da anni, da decenni, vivono sotto sanzioni, che non hanno mai avuto la possibilità di esprimere appieno le loro potenzialità: vedi l’Iran, vedi la Siria, vedi chiaramente il Venezuela. L’Arabia Saudita, invece, è un Paese dove le donne vengono trattate “da schifo”, dove i diritti umani vengono calpestati, dove ci sono impiccagioni, dove un giornalista, Khashoggi, è stato ammazzato dentro l’ambasciata saudita di Istanbul. Nessuno dice niente, nessuno la tocca, perché è alleata con l’Occidente. Sono pieni zeppi di soldi perché possono vendere il loro petrolio liberamente e fare il bello e il cattivo tempo.
Quindi tutto questo è un discorso assolutamente relativo, che non dice nulla. Il problema vero è il discorso dell’essere imperialisti o anti-imperialisti. Se tu sei imperialista, chiaramente vedi il mondo dal punto di vista dell’impero e allora il fine giustifica i mezzi. Se tu sei anti-imperialista, dici che la presenza di un impero, di un impero debordante, è un problema: non solo per i venezuelani, ma anche per gli italiani, per gli europei. Perché noi dovremmo poter comprare il petrolio dove vogliamo, il gas dove vogliamo, allearci con chi vogliamo. No, non lo possiamo fare. Perché? Perché c’è l’impero”.
Nel video l’intervento integrale.










