La tagliola del Digital Act minaccia Musk: “Sanzioni se non intervieni entro 24 ore”

Non è servito aspettare troppo tempo affinché una delle parti più in alto della piramide globale si ritrovasse infastidita dal nuovo Twitter di Elon Musk. La drastica diminuzione – ahimè non totale – della censura e iper-controllo sui contenuti da parte del miliardario statunitense sembra aver dato filo da torcere, indovinate un po’, all’Unione Europea.

Nell’ambito infatti di una nuova tragica guerra, quella tra Israele e Hamas, le notizie, i video e così via hanno cominciato ad affiorare da tutti i social. Ma è Twitter, o meglio X, a essere il cardine principale della diffusione di questi contenuti, che siano informativi o meno.
Un social sempre più popolato, sempre più frequentato e sempre meno repressivo nei confronti dei propri utenti. E pare essere proprio quest’ultima caratteristica del Twitter di Musk ad aver infastidito l’UE, e in particolare il Digital Service Act, presentato dalla Commissione Europea nel 2020 e approvato nell’ottobre 2022. La legge che promette di arginare la disinformazione ha trovato voce in Thierry Breton, Commissario europeo per il mercato interno e i servizi, che ha parlato, ironia della sorte, su X.

In seguito – scrive il politico francese – agli attacchi terroristici di Hamas contro Israele, abbiamo indicazioni secondo cui X/Twitter viene utilizzato per diffondere contenuti illegali e disinformazione nell’UE“. E in allegato una lettera “urgente” al CEO di SpaceX. Una lettera urgente “sugli obblighi DSA”, ovvero del Digital Act.

La lettera

Una comunicazione d’ufficio a Musk, tramite il social dello stesso, è stata “recapitata” da Breton in un documento del 10 ottobre.
Caro signor Musk“, inizia il Commissario, “a seguito degli attacchi terroristici compiuti da Hamas contro Israele, abbiamo indicazioni che
la vostra piattaforma viene utilizzata per diffondere contenuti illegali e disinformazione nell’UE
“.
Da qui in poi parte la bacchettata, con un sottile retrogusto minaccioso (che poi trova concretezza alla fine).
Permettetemi di ricordare che il Digital Act stabilisce obblighi molto precisi per quanto riguarda la moderazione dei contenuti.
In primo luogo, dovete essere molto trasparenti e chiari su quali contenuti sono consentiti secondo i tuoi termini…
In secondo luogo, quando si ricevono avvisi di contenuti illegali nell’UE, dovete essere tempestivi, diligenti e obiettivi nell’agire e rimuovere il contenuto pertinente quando giustificato
“.

Poi Breton cita le fonti, o meglio le tira in ballo senza specificarne apparentemente nulla.
Abbiamo, da fonti qualificate, rapporti su contenuti potenzialmente illegali che circolano sul tuo servizio nonostante i segnali.
In terzo luogo, è necessario disporre di misure di mitigazione proporzionate ed efficaci per affrontare il problema delle autorità competenti.
Media pubblici segnalano ampiamente casi di immagini e fatti falsi e manipolati che circolano sulla vostra piattaforma nell’UE, come immagini vecchie, riproposte da conflitti armati non correlati. O filmati militari che in realtà hanno avuto origine dai videogiochi
“. (Non ritorna nulla in mente in merito a servizi sulla guerra in Ucraina, quando immagini di un videogioco sparatutto veniva confuso per un attacco a Kiev?)

L’avviso a Musk e la risposta del CEO

Quello che poi segue è un vero e proprio ultimatum da parte del Commissario UE.
Su una serie di altre questioni di conformità DSA che meritano attenzione immediata, il mio team seguirà a breve con una richiesta specifica. Vi esorto a garantire una risposta rapida, accurata e completa a questa richiesta entro le prossime 24 ore.
Includeremo la tua risposta nel nostro file di valutazione sulla tua conformità con il DSA
“. E la ciliegina sulla torta è composta da un ulteriore provvedimento: “Possono essere imposte sanzioni“. Tradotto: fate questo entro domani, o ti facciamo una brutta recensione e una multa.
Ma Elon Musk, riconosciuto anche per la sua franchezza via social, risponde a suo modo: niente mail o fax, se mi vuoi dire qualcosa lo dici senza troppi fronzoli.

La nostra policy” – in riferimento all’invito di rivedere questa – “è che tutto è open source” – letteralmente, fonte libera. Di ingresso aperto a tutti. “Approccio che so l’UE sostiene“. Poi la risposta a quelle “violazioni” segnalate da “fonti qualificate”: “Vi preghiamo di elencare le violazioni su X, cui si allude, in modo che il pubblico possa vederle“. Una degna replica a quella che si dimostra una fallacia importante, soprattutto se prima si citano le fonti e poi non si è capaci di riportarle. Ed è quello che fa Breton nel commento successivo.

Sei ben consapevole – risponde il Commissario alla richiesta di citare quelle fonti – delle segnalazioni dei tuoi utenti e delle autorità su contenuti falsi e glorificazione della violenza. Sta a te dimostrare che mantieni le parole“.
Un dibattito che diventa social dunque, visto il botta e risposta tutto in un post. Cosa non troppo apprezzata dal formalissimo Commissario.
Elon Musk non si tira infatti indietro. A proposito di trasparenza: “Noi agiamo all’aperto. Niente accordi sul retro. Si prega di pubblicare esplicitamente le proprie preoccupazioni su questa piattaforma“.