Molta fuffa, poco derby, un pareggio senza gol e senza football degno della prima e della seconda in classifica. Questo passa la fabbrica milanese, due squadre stanche reduci da mezzi risultati e alla vigilia, il Milan della trasferta di Napoli, l’Inter del viaggio a Liverpool, anticipato dalla pratica Salernitana.

Maignan non ha dovuto scaldare mai le mani che sono state ferite da una entrata di Lautaro punita da un giallo che doveva essere rosso, un rigore non visto da Mariani e la sua orchestra al var per trattenuta di Skriniar su Giroud, non molto altro con Pioli e Inzaghi alle prese con problemi seri in avanti: Lautaro indisponente e sporco negli interventi sull’avversario, Dzeko passeggero, poi Sanchez e Correa come alternative non hanno aggiunto polpa anche perché, a parte Perisic lineare e propositivo, il centrocampo nerazzurro ha ribadito le deficienze di Barella e anche Brozovic si è lentamente esaurito, Handanovic ha effettuato due parata decisive, una su Leao dalla distanza, il portoghese resta un talento che abbisognerebbe di frustate continue, la sua pigrizia è inguaribile, il rientro di Ibra dovrebbe far respirare Giroud, impalpabile.

Il riassunto è malinconico, l’attesa e il cartellone pubblicitario sono stati superiori alla commedia recitata in modo anonimo. Il ritorno al 20 di aprile, con la vecchia formula dei gol fuori casa, per ribadire che il governo calcistico italiano ha sempre tre giri di svantaggiato, con il resto del mondo.

Tony Damascelli