La Juventus è un’anonima veneziana. Ma non ha nulla di cinematografico, annoia, non ha idee perché non ha gioco, il suo allenatore parla di umiltà ma il problema è la miseria tattica, la totale assenza di una linea d’azione logica ed efficace, se poi aggiungiamo, dopo 11 minuti l’uscita dal campo di Dybala con un ginocchio leso allora si può capire come stiano le cose bianconere. Sull’infortunio dell’argentino si dovrebbe fare una riflessione seria al di là delle qualità del ragazzo: può una società con gravi problemi di bilanci impegnarsi per anni tre o quattro e una spesa di venti milioni lordi annuali per un calciatore che non offre garanzie fisiche?

Poi c’è il problema Allegri che a conferma della confusione nella quale e con la quale gestisce la squadra ha mandato dentro, nel finale Soulé, Kean e Morata, dopo aver richiamato Kaio Jorge, così fanno gli allenatori di borgata ma non è il caso di infierire, ci pensi Agnelli, ci pensi Arrivabene. Il pareggio di Venezia è la cartella clinica di una squadra che non guarisce dai propri malanni e che scivolerà fuori da qualunque progetto europeo. Non ci sono giustificazioni per la prova contro i veneziani di Zanetti, il gol di Morata è stato un episodio come la traversa di Bernardeschi, un altro baciato dalla fortuna di vestire la maglia che fu di grandi campioni. Un punto, dunque, non aggiunge nulla a un identikit non definito, a un gruppo senza sangue, a un allenatore protetto da un contratto lungo. In altri tempi, con altri bilanci contabili a quest’ora la storia di Allegri sarebbe già conclusa.

Tony Damascelli