Tutte le speranze riposte in un’unica arma: il vaccino. Ormai sembra chiara la strategia intrapresa a livello mondiale per cercare di sconfiggere un virus che da troppo tempo ha intrappolato le nostre esistenze. Affidarsi ai diversi sieri, da Pfizer a Moderna, da AstraZeneca a Johnson&Johnson, passando per tutti gli altri prodotti che arriveranno sarà stata davvero la scelta giusta?

Una variabile che in pochi hanno tenuto in considerazione fino a questo momento l’ha illustrata in diretta, ai microfoni di Fabio Duranti e Francesco Vergovich, il dottor Pietro Luigi Garavelli. Il primario di Malattie Infettive dell’Ospedale di Novara ha descritto infatti una sorta di circolo vizioso che si attiverebbe nel momento in cui si svolge una campagna vaccinale nel bel mezzo di una pandemia: “vuol dire sostanzialmente fare in modo che il virus stesso per legge darwiniana muti per sfuggire agli anticorpi indotti nella popolazione dal vaccino”.

Ecco l’intervento completo del Prof. Garavelli a “Un giorno speciale”.

“Ho subito attacchi indecorosi”

“Che non si vaccini, o che non si dovrebbe vaccinare durante una pandemia (a meno che non si vaccini su base planetaria tutta la popolazione) è un concetto ampiamente scritto sui libri di microbiologia e malattie infettive anche in dotazione agli studenti. Io l’ho voluto ribadire un mese fa e ho subito degli attacchi indecorosi da parte di colleghi e da parte di alcuni siti su Facebook che non voglio nominare. Lo stesso concetto lo ha ribadito Crisanti proprio in questi giorni e mi è stato di sollievo perché mi sono sentito meno solo.

Vaccinare su virus che mutano vuol dire sostanzialmente fare in modo che il virus stesso per legge darwiniana muti per sfuggire agli anticorpi indotti nella popolazione dal vaccino”.

Buone notizie da uno studio internazionale?

“Devo dire che però su questo si inserisce anche una buona notizia. È comunicazione di questi giorni di uno studio internazionale dove sarebbe stato trovato in tutte le famiglie di coronavirus Sars-Cov-2 un determinante comune nei confronti del quale si può produrre il vaccino, indipendentemente dalle varianti. Se questa notizia fosse vera rappresenterebbe una svolta importante e sgancerebbe gli attuali vaccini dal fatto di dover rincorrere un virus che continuamente muta e corre il rischio di renderli meno efficaci”.

Esempio indiano

“Guardiamo l’esempio dell’India: è emerso adesso un virus, ceppo indiano che prima non c’era, ed è cominciato a temere perché parrebbe nei confronti degli attuali vaccini (che non dimentichiamo essere costruiti sul ceppo cinese di Wuhan), parrebbe sfuggire molto più di altri ceppi”.

Strategie contro il Covid

“Le strategie sono due: o si trova un determinante comune a tutti i ceppi di Sars-Cov-2, indifferente alle varianti emergenti, oppure con questo virus che muta bisogna fare una politica vaccinale rapida e su base planetaria. O la terza ipotesi, se quest’ultima non si riesce a fare, i vaccini devono essere prontamente aggiornati sulle varianti che man mano emergono.

La strategia c’è: dobbiamo abbinare le cure al vaccino. Dato che non si può vaccinare in eterno, perché è una politica improponibile anche su base planetaria e anche su base delle stesse aziende che ogni tot devono riaggiornare i vaccini con una rincorsa infinita, le cure devono essere assolutamente abbinate. Cure precoci nelle quali abbiamo utilizzato l’idrossiclorochina assieme ad altri infiammatori. Ricordo l’esperienza sudamericana con l’Ivermectina. Non dimentichiamo che ormai abbiamo i monoclonali. Le vaccinazioni da sole non saranno in grado di risolvere il problema, ma dovranno essere abbinate alle cure precoci, che sono sempre più perfezionate e stanno dando sempre più risultati di buona efficacia”.