L’intervento del deputato della Lega Claudio Borghi nel corso della Seduta 439 – Decreto immigrazione e sicurezza, esame degli ordini del giorno. Borghi fa un duro attacco al Parlamento, accusandolo di aver perso la dignità e di lasciare troppo spazio al Governo, dandogli la possibilità di fare tutto ciò che vuole.

Ecco il testo del suo intervento:

“Io direi, sinceramente, che il Parlamento dovrebbe cogliere anche questa occasione. Io ho già richiamato tante volte questo Parlamento a riprendere un po’ di dignità e riprendere un po’ di dignità significa che, ogni tanto, al Governo si deve dire no. Quando il Governo dà un parere che è sbagliato – se qui tutti ci svitiamo la testa anche per un ordine del giorno, quindi, non è che cade il Governo, non è che andiamo tutti a casa, non è che perdiamo il prezioso stipendio – magari qualche volta si potrebbe cominciare a dire dei no, perché altrimenti è ovvio che succede quello che sta succedendo, vale a dire che un Governo assoluto da qualsiasi tipo di controllo fa quello che vuole. E allora non stupiamoci che siamo qua a parlare di ordini del giorno mentre, invece, cose tipo le libertà personali… Ma lo stesso Recovery Fund: ma qui abbiamo mai fatto una discussione nei dettagli del Recovery Fund, di cosa significano i prestiti, di cosa significa un prestito privilegiato? Se sia il caso di prenderli, i prestiti del Recovery Fund, rispetto alla parte a fondo perduto, e così via? No, perché qua non conta niente, perché qua tutti a dire sì, sempre. Il Governo dà dei pareri anche assurdi, come in questo caso, e tutti si adeguano. Poi ci stupiamo perché vengono fuori delle robe da “Repubblica delle banane”, come ieri sera, con il Presidente che va a parlare su Facebook invece di venire qui in Parlamento. Cominciamo a dire dei “no”, esercitiamoci, facciamo dei piccoli “no” come questo sull’ordine del giorno che è una roba condivisa da tutti e che tutti sanno. Cominciamo a dire: guarda, Governo, mi hai dato parere contrario e io voto parere favorevole. E vedete che ci riprendiamo man mano, pian piano la nostra dignità di Parlamento dimenticata! Non ci vuole molto! Perché altrimenti siamo corresponsabili!”