Riscaldamento globale, due casi che dimostrano l’incoerenza dei negazionisti

GeoMario, cose di questo mondo – Con Mario Tozzi

Siamo a metà febbraio e la primavera ci sta praticamente sopravanzando.
Lo abbiamo già detto tante volte, questo è il tempo, non il clima, ma quando tanti episodi meteorologici si mettono insieme negli anni diventano una tendenza climatica: questa tendenza non la possiamo più nascondere, è il riscaldamento dell’atmosfera (che porta al riscaldamento globale).

Si è discusso in passato e si discute ancora oggi sul perché gli uomini, comprese persone di una certa qualità intellettuale tendano a trascurare quest’emergenza climatica e a contrapporsi a una ipotetica maggioranza di scienziati.

In realtà non esiste una maggioranza relativa di scienziati che confermano l’emergenza: tutti gli scienziati che studiano il clima dicono la stessa cosa, cioè che il clima sta cambiando in maniera anomala rispetto al passato e che questo dipende dagli uomini.

Lo dicono le pubblicazioni scientifiche, che sono le uniche fonti a cui bisogna dar retta e che contano davvero. Se si ha un’idea la si pubblica lì e fa letteratura, se si rilascia un’intervista la valenza scientifica di quest’ultima è come se fosse nulla.

Carlo Rubbia ad esempio ha preso il Nobel per la fisica pubblicando su riviste scientifiche, non comparendo in TV.
Cos’ha fatto poi?
Ha negato che ci fosse un riscaldamento dell’atmosfera in un’audizione al Senato, praticamente smentendo se stesso, smentendo il motivo per cui ha preso il Nobel.

Lo stesso ha fatto Antonino Zichichi, che ha dato la colpa al sole ma poi la NASA gli ha fatto fare una brutta figura dimostrando che il sole non è mai stato così freddo.
Ovviamente neanche lui ha pubblicato il suo studio su una rivista scientifica.

Insomma, se si vuole fare scienza si pubblica su Nature, non si rilasciano interviste ai giornali.


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